La favola si rappresenta in Napoli.
ATTO I.
SCENA I.
PIRINO innamorato, FORCA suo servo.
PIRINO. Avea inteso dir mille volte che i seguaci d'amore erano il riso, il diletto, il gioco e tutte insieme le compite dolcezze. Misero me, che provo tutto il contrario; ché le malenconie, i noiosi pensieri, le fatiche, i disagi, i sospetti e le gelosie sono i suoi perpetui compagni: e veramente, chi le pruova conosce che queste sono vere e l'altre imagini di dolori.
FORCA. Buon dí, padrone.
PIRINO. O Dio, che amara compagnia m'han tenuto questi tutta la notte! ho desiato il giorno per ragionar con Forca, il mio servo, d'un mio sospetto, né posso ritrovarlo; oh, sei tu qui? t'ho chiamato tutta questa mattina.
FORCA. Anzi v'ho risposto prima che voi mi chiamaste. Ma or con chi ragionate?
PIRINO. Con meco.
FORCA. Chi è questo meco? guardatevi che non sia qualche mal uomo.