PIRINO. Ah, Forca traditore, che tradimento m'hai tu fatto? farmi suspetto e reo appo mio padre! Ti arai voluto vendicare di quelle bastonate de quali poco anzi ti dolevi di me. Come arò animo di comparir piú mai dove il mio padre sia? manderò me stesso in essiglio. Perderò in uno istesso tempo il padre, la patria e l'innamorata, che è peggio assai che perder la propria vita. O come accetterei volentieri alcuna sorte di morte per liberarmi da vita cosí nemica. Uh, uh! Possa esser fatto in mille pezzi, se la scappi: vo' morire, ma prima che muoia farò vendetta della cagion della mia morte. Mi tratterrò da qui intorno finché venghi, per passargli la spada mille volte per i fianchi.

ATTO II.

SCENA I.

PANFAGO parasito, PIRINO.

PANFAGO. Par che questa mattina nell'uscir di casa abbia cantato la civetta, cosí ogni cosa mi va a traverso. Vo al dottore per desinar con lui, e mi dice che sta colerico, perché la sua innamorata ama altri e sta inferma. Vo in casa di un altro, e trovo la casa piena di pianto, ché vi si facea il mortorio. Fui forzato andare ad un certo che avea abbandonato, perché non avea piú succo—perché noi siamo come i pidocchi: quando non avemo piú sangue da succhiare, l'abbandoniamo;—e disse che mangiava altrove. Alla taverna non mi posso accostare, ché devo all'oste, e mi dice che ave cavato l'essecutorio, talché sto fra duo capitali inimici, la fame e l'oste: all'una non posso rimediare, all'altro non ho che dare. Pur, di lontano, ho fatto l'amor con una porchetta grassa che si rostiva; si burlava di me, perché mi mirava con certi occhi stralunati e con la lingua pendente fuori tra' denti: ci ho lasciati gli occhi sopra, e mi ha cavato il cuor di martello, la traditora. Vommene ora a trovar Pirino; e se la speranza mi fallisce, arrabbiarò di fame.

PIRINO. Misero me, qual si trova pena maggiore, che paragonandola alla mia non sia una gioia! non è misero stato che non abbia qualche speranza; sola la mia è priva d'ogni futura allegrezza.

PANFAGO. (Ecco a tempo chi desiava). Buon augurio, Pirino caro, amato e riverito da tutte le belle donne del mondo.

PIRINO. Non merito esser burlato da te.

PANFAGO. Ben sai che son piú tosto avaro delle tue lodi, che prodigo in adularti. Che si fa?

PIRINO. Se sta combattendo con la rabbia e con l'ira; e ne ho tanta nel petto, che bastarebbe a riempirne tutte le fère del mondo.