PIRINO. Veramente mi par che tu non sia, né devresti mai far altro che ingannare: cosí dimostri essere un gran ladro, e se non ti conoscessi, ti giudicherei un ladro naturale.

PANFAGO. Con questo giubbone non dimostro magnificenza? e con questa ciera un mercadante ben ricco?

PIRINO. Non potrai dir che tu sei povero, perché sei mercadante e hai schiavi da vendere.

PANFAGO. Se non m'hai rispetto e parli con creanza, ti darò bastonate. Tu sei mio schiavo e ti posso vendere a mio piacere: e te ne farò veder l'esperienza, ché ti venderò or ora.

PIRINO. Hai ragione, vendimi tosto.

PANFAGO. Che hai, che tremi?

PIRINO. Sempre quello che piú si desidera piú si teme. Tremo non so se di paura o di allegrezza: il pericolo dove mi trovo mi spaventa, l'allegrezza dell'acquisto mi rallegra, il timor turba l'allegrezza; talché provo in uno istesso tempo una timida allegrezza e un allegro timore. Ma ricòrdati, partito di qua, sollecitar Alessandro, ché solleciti mio padre a tor Melitea; e ricòrdati tornar presto con il presente.

PANFAGO. E tu come sarai a casa, ricòrdati di far apparecchiar presto da desinare.

PIRINO. Ma camina presto, ché non veggio l'ora di veder Melitea.

PANFAGO. Anzi bisogna caminar con gravitá, col passo della picca: non sai che son ricco e mercadante?