PIRINO. Forca, sta' sicuro che mentre arò core arò memoria di tanto beneficio, accioché venendo l'occasione possa premiar l'amor e la fede verso me.

MELITEA. Ed io riserbo la ricompensa, quando sarò in miglior stato; ché adesso non posso mostrar segno del mio buon animo.

FORCA. Ed io pregherò Iddio che mai scompagni cosí bella coppia di sposi i quali, per etá, per nobiltá e costumi e bellezza, son degnissimi l'un dell'altro. Intanto, entrate in casa di Alessandro, e il passato pericolo vi renda assai piú cauti e diligenti: ché qui, di fuori, vi potrebbe vedere il dottore o Mangone o il padre istesso, e ad una tempesta se ne aggiongerebbe un'altra. Informate Alessandro di quello che abbia a dire a vostro padre e inviatelo fuori; fra tanto io m'armerò d'una corazzina di falsitadi e di bugie, che possa star saldo ad ogni gran bòtta di veritá: e gli farò credere che voi siate il piú onesto figlio che si trovi, io un santo e i nostri emuli traditori. Ma la sua porta s'apre: sgombriamo tosto.

SCENA IX.

DOTTORE, MUTO.

DOTTORE. Ecco che tocco il ciel col dito. Chi è al mondo piú felice di me, che della acquistata vittoria porto meco il trionfo e le spoglie de' nemici, e avendola acquistata, ancor non credo di averla? Era il mio amor stato vinto da altrui astuzia, or il mio valore ha vinto l'altrui malizia. O voi che fastosamente altieri schernivate la mia semplicitá, o voi che solo pensavate sapere al mondo, ecco ch'io sovrasto a voi quanto pensavate di calcar me. O Dio, quanto è grande la forza della sua bellezza, perché non basta la nera tinta a nasconderla, anzi la rende piú chiara e piú risplendente! Lo splendor che scintilla da' tuoi chiari soli, non bastava un uomo a sostenerlo; or fatto un poco piú opaco, ricevé tal temperamento che confortano non abbagliano, rischiarano non acciecano, avvivano non uccidono l'altrui viste. Or quanto sarai bella, quando sarai bianca divenuta? Ecco, carissima Melitea, sarai padrona della casa o mia regina; e se mi facci un figlio, mia carissima moglie, per te obliarò la perdita della mia amata consorte e la rapina dell'unica mia figliuola Alcesia. Anzi reputa, da oggi innanzi, che io sia tuo servo, e in dono ti do tutta la mia robba e me medesimo. Che dici, cor mio? rispondi, dolce anima mia; fa' che senta il suono di quelle parole che solo portano consolazione all'anima mia. Ma tu ridi, scherzi e balli: o che allegrezza, o che giubilo ha d'esser scampata dalle mani di quello importuno e fastidioso di Pirino, ed esser in mio potere! Sempre mi son accorto, ben mio, che tu mi amavi: è del tuo sommo giudicio sprezzar i giovani e amar uomini di consiglio e di riputazione. Ma perché non entro, non volo in casa mia, in camera, in letto? Entra, vita mia: questa è tua casa.

SCENA X.

FILIGENIO, FORCA.

FILIGENIO. La ragion n'insegna, l'esperienza ne dimostra, l'autoritá ne conferma che camina piú tardi un bugiardo che un zoppo. Quel scelerato di Forca mi avea dato ad intendere molte girandole; ma non sono state molto tempo a scoprirsi. Ma ecco il liberator delle puttane, il venditor de' liberi per schiavi, l'ingannator de' ruffiani, l'assassino de' vecchi, la ruina de' giovani, la fucina e l'architetto d'inganni, e la forca che conduce gli uomini alla forca; e che rispondi?

FORCA. Io non posso trovar cosí belle parole per ringraziarvi di cosí illustri titoli che mi date.