ERASTO. Chi è dunque questa femina?
CINTIA. Non bisogna saperla: perché mentre non la conoscete l'amate, conoscendola l'odiate; sotto la falsa sembianza la raccogliete e abbracciate, sotto la vera la scacciate e aborrite; non sapendo chi sia l'onorate, e avendola dinanzi agli occhi l'ingiuriate e oltraggiate e mostrate di non conoscerla.
ERASTO. Chi è cotesta brutta disgraziata?
CINTIA. Disgraziata e infelice sí bene, ma non brutta se dicevate il vero quando stavate abbracciato con lei: che avanzava di leggiadria tutte le umane creature.
ERASTO. Chi ha inteso questo da me?
CINTIA. Chi v'era presente: io.
ERASTO. Eravamo duo soli.
CINTIA. Fra quelli ci era ancor io.
ERASTO. Dimmi, dov'è cotesta donna?
CINTIA. Dove volete voi che sia? piú presso che voi non vi pensate: quanto voi sète lontano da me.