PEDOFILO. Ah, ah, ah, chi non scoppiasse?
SINESIO. Mi duole il fianco per tanto ridere.
PEDOFILO. E a me il polmone.
SINESIO. Ah, ah, ah! ti lascio, adio.
PEDOFILO. Ah, ah, ah, andate con Dio! Or chi non ridesse di costui a crepacuore? fa del mastro e presume saper piú degli altri, e non è buon discepolo. Egli si pensa che Erasto suo figliuolo faccia l'amor con Amasia mia figlia, e tien per certo che l'abbi impregnata; ed io giocherei che Amasio sia tanto maschio e piú maschio del suo figlio, che se ne potrebbono far duo maschi, e dubito che Amasio non faccia l'amor con Lidia sua figlia e che un giorno me l'impregni. Or mirate come van le cose del mondo: che quello è piú sciocco che si pensa saper piú degli altri. Io l'ho vestito da donna per ischivarlo da un pericolo e l'ho fatto cader in un altro: ecco piena la scena di una falsa apparenza. Ma lo veggio che vien con Lidia: mira come la guata e come la tien stretta! L'avea vestito da donna per tenerlo ristretto sotto le leggi di donna, ma l'abito non fa l'uomo: ha un spirito—che Iddio lo dica per me—che non può capirlo l'angustia di quella donna; non ha altro di donna che l'imperfezione di correr col suo desiderio, e avengane quel che si voglia.
SCENA V.
LIDIA innamorata, AMASIO, BALIA di Lidia.
LIDIA. Siché avete pur inteso, Amasia, mia carissima sorella, dalla mia balia l'ostinata ostinazione di questo crudel di Cintio, cui né servir lungo né la gran conosciuta fede a mille segni han potuto tanto rammorbidire, che d'una finta parola mi fusse stato cortese e liberale. E' non m'uccide per privarmi d'una giocondissima morte; né all'incontro, perché m'usi tanta impietá, scema in me punto l'infinito amor che gli porto. O Lidia, odiata da tutti e da te stessa!
AMASIO. Lidia mia carissima, voi sapete giá che voglio dirvi.
LIDIA. Lo so e mi rincresce saperlo: che l'abandoni affatto, eh?