ERASTO. Questo tuo suspetto è vano. Accostiamoci alla casa.—Ma non so chi vien per qua: sará certo il capitano.

SCENA II.

CAPITANO, ERASTO, DULONE.

CAPITANO. Chi passa, olá, scostisi lungi, ché non s'infilzi in questo spadone da se stesso!

ERASTO. Capitano, sète venuto a tempo per attendervi la promessa.

CAPITANO. Sarei venuto un pezzo prima se i birri e il capitano non m'avessero trattenuto: i quali con molta mala creanza venendomi adosso per ispiar chi fussi, io gli ho lasciati accostare, e come gli ebbi tutti a cerchio a mio modo, mi lasciai andar con un roverscio in tondo e ne feci dieci pezzi d'ognuno. Io restai circondato di gente intorno, e i corpi andaron volando per l'aria, e ancor piovono dal cielo gambe, braccia, testa e mani di quei miserelli: pochi ne scamparono per aver avuto buone gambe.

DULONE. Ecco l'avanzo de' birri che vengono per vendicarsi.

CAPITANO. Bestie indiscrete, fatevi adietro, ché quelli han fatto bene a morire perché sono usciti d'impaccio; ma voi ponetevi i stivali, pigliate i cavalli da posta per andar all'altro mondo! Olá olá, fermatevi!

ERASTO. Non è niuno, non dubitate.

CAPITANO. Meglio per loro; ché non avea pelo indosso che non gridasse carne e sangue, ché giá di farne un scamazzo di loro l'ira m'era salita insino al naso.