PARDO. Orsú, non moltiplichiamo in parole: figlia, sali su. Tu,
Pedolitro, poiché sei forastiero, vieni a desinar meco.

PEDOLITRO. Ho desinato. Andrò per saper alcuna novella de' miei.

PARDO. Potrete voi e vostro figlio fermarvi in casa mia e riposarvi, e poi a bell'aggio andar cercando de' vostri parenti.

PEDOLITRO. Non mi trattenete piú, di grazia.

PARDO. Almeno lasciate vostro figlio in casa mia, e voi andate cercando. Se li trovate vivi, verrete per vostro figlio; se non, restarete ad alloggiar meco.

PEDOLITRO. Questa cortesia accetto, che mio figlio resti con voi, mentre andrò cercando.

PARDO. Veramente, la venuta di costui m'ha posto in grandissima confusione; la mano di mia moglie è vera: perché costoro m'han detto, che sia morta? Dice che conosce costei in casa di un alloggiatore, e chiamata Sofia. A che proposito affermarlo cosí costantemente, se non fusse vero? E mi son ben accorto che arrossiva, impallediva, respondendo s'intricava, e non sapea quello che dicessi, e m'accorsi che l'accennava. Ma quello, che m'accresce il sospetto, è che in questo intrigo se ci trova intrigato il Trinca, che è il maggior trincato, furbo, allievo di forche, maestro di furberie. L'astuzia sua m'è di vergogna e di danno: e quando della vergogna poco conto ne facessi, ci è il danno di piú di cinquecento ducati. Ma ecco che vengono molto allegri. Vedrò come si risolveranno in questo fatto.

SCENA IV.

TRINCA, ATTILIO, PARDO, TURCO.

TRINCA. Padron, il vostro figlio sta in punto per le nozze, e vi priega che l'affrettiate.