SCENA IV.
CLERIA, CONSTANZA, PARDO, TRINCA.
CLERIA. O cara madre, o madre!
CONSTANZA. O figlia, o figlia!
PARDO. Mira, figlio, che affezione, che non puon saziarsi d'abbracciarsi e di stringersi. Mira che lacrime mescolate di dolore e di dolcezza. Orsú, non piú abbracciare e piangere; e non conturbate col pianto cosí desiderato contento.
ATTILIO. Padre, mira che non ponno parlare.
CONSTANZA. Ed è pur vero, o figlia, che da poi sí lungo tempo ti riveggia?
CLERIA. O madre, come insperatamente vi veggio!
Costanza. Mentre eri tu, figlia, meco, la servitú mi era leggiera e assai dolci i travagli, e per te mi smenticava di quella fortuna; ma, dopo che da me fosti separata, me si raddoppiaro gli affanni e ogni piacere m'era dispiacevole e noioso.
CLERIA. Imaginatevi, cara madre, che non conoscendo al mondo altra che voi, e poi essendomi tolta, che disperazione era la mia.