PEDANTE. N'hai del cecubo di Pozzuolo, dell'amineo di Vesuvio e del razente de' monti Falerni?
CAPPIO. Aspette ne poche a io, che te porte le falanghine de Pezzulle, greco vesuviano e del trebiano.
PEDANTE. Nomina desinentia in «ano» maximam dulcedinem significant et mihi summopere placent. Andiamo per i supellettili.
LARDONE. Come posso partirmi, se queste porchette infilzate mi tengono incatenato, né posso distaccar la vista da questi salami, pollami? lasciatemi far un altro poco l'amore.
PEDANTE. Dii talem avèrtite pestem, o sarcofago, o lupus luporum, o asine asinorum!
LARDONE. Io asino e tu un bue, siamo bene accoppiati!
PEDANTE. Tabernarie, io non cerco lauti obsòni né tanti pulpamenti, ché non ho quadranti da spendere. Una cena frugale.
CAPPIO. Tas teich Gotz: te venghe le cancarelle, volere essere fregate!
LARDONE. Oste, al tornar mi farai trovar apparecchiato un piatto di ravioli e di maccheroni strangolatori, tanto l'uno. Per Altilia uno di questi salsicciotti, che non è avvezza a mangiarne ancora. Tu, Lima, attáccati a questi salsiccioni, che so che ti piacciono.
LIMA. M'appigliarò al tuo consiglio.