CAPPIO. A me par sciocchezza perdere il tempo in belle parole, che si potrebbe spendere in uso piú desiato e gradito: avete poco di tempo, e quel poco che avete ve lo torrá il ritorno del mastro or ora.

LIMA. Giacomino, ve la do in podestá: vi prego a serbar con lei quel decoro che si conviene alla qualitá vostra e al suo onore.

GIACOMINO. Anima mia, dal tempo che v'ho amata, v'ho amata sempre da sposa, ché tal mi pareva che meritassero le vostre parti; io per sposa v'accetto se ne son degno.

LIMA. Or andate a riposarvi, o bella coppia d'amanti e sposi.

CAPPIO. Anzi a faticar piú che mai.

SCENA VI.

LIMA, CAPPIO.

CAPPIO. Lima, quei si vanno a godere, e noi vogliamo qui far la saliva in bocca?

LIMA. Il tuo amore è come quello degli asini, che non dura se non la primavera; ma dimmi, che hai apparecchiato per darmi?

CAPPIO. Il fuso per la tua conocchia e il pistello per il tuo mortaio; ché se non hai il pistello, come vorresti far la salsa, e se ti mancasse il fuso, come vorresti filare? E tu che m'hai apparecchiato?