PEDANTE. … Sederai meco a tavola, beverai al mio bicchiero e del vino che bevo io, e seraimi compagno nello Studio: questo onor ti fará glorioso fin alla fin del mondo. …
LARDONE. Io non ho bisogno ingrammaticarmi; e questi onori dálli ad altri che li desiderano; ché io vuo' piú tosto mangiarmi una cipolla, una radice e ber vin che senta di muffa, quando ho appetito, e a mio modo, e dormir solo in terra e trar corregge a mio modo; starei piú tosto in galea che nel tuo Studio.
PEDANTE. … Sedendomi appresso, questa mia venerabil toga ti onorerá e ridonderá in tua gloria, che mai dall'edace tempo ti fia consumpta.
LARDONE. O Cielo, che mirabil nuovo genere di pazzia ave occupato il cervello di costui! Non è piú dolce boccone che beccarsi il suo cervello.
PEDANTE. Parli da quel che sei, cioè una bestia; e io sono una bestia, che d'un asino vogli farlo diventar cavallo. Il dedecore m'ha transverberato il core. Ma ricogliamoci in qualche luogo e dormiamo insino a giorno.
LARDONE. Or questo no.
PEDANTE. Lasciami dire.
LARDONE. Non voglio ascoltare.
PEDANTE. Nil melius sobrietate.
LARDONE. Nil peius affamatione.