PEDANTE. O che lacrime stillanti dagli occhi per tenerezza!
PSEUDONIMO. Questo mi par incredibile, e pur è possibile per mia ventura, carissimo Tito Melio. Io non veggio mai l'ora di portarmela a casa e consolarmi pienamente con lei; però datimi licenza, ché fra due ore sarò con voi: ragionaremo del merito, e dell'obligo che vi devo, e degli amorevoli offici prestiti a mia figlia, acciò prima che partiate di qua per Roma, conosciate la mia affezione. Vi prego che mangiamo insieme questa mattina in questa casetta, la qual da oggi innanzi sará piú vostra che mia.
ALTILIA. Padre mio, non mi abbandonate e non mi private di voi cosí presto. Desidero che oggi ci riveggiamo insieme, e rendervi le grazie di tanti favori e grazie che in tanto tempo m'avete fatte in casa vostra.
PEDANTE. Silenzio; faciam. Andate, ch'oggi ci rivederemo; ché vuo' dar conto a questi gentiluomini che m'han tanto favorito, di quanto è successo.
PSEUDONIMO. A rivederci.
PEDANTE. A rivederci.
ATTO V.
SCENA I.
PEDANTE, ANTIFILO, LIMOFORO.
PEDANTE. Delibúto d'un insueto e subitaneo gaudio dell'insperato successo, sento la mia persona eliquarsi in lacrime, che son quasi prolapso in una epilepsia d'allegrezza, talché sono inabile a soccombere al peso; poiché senza dispendio e senza aver a far scrutinio d'un marito probo per collocare Altilia mia, l'ho restituita al genuino suo padre. La donna in casa è un certum malum e una verecundia incerta.