LALIO. Di quel che viddi.

SENNIA. Dimmi, che vedesti? Oh quanto mi fa penar questo ghiottarello! presto, che ti possi fiaccare il collo!

LALIO. Avertete ch'io non dico che il fratello e la sorella stavano abbracciati insieme; né mai Olimpia diceva:—Fratel mio!—che il fratello con un bacio non le togliesse di bocca le labbra, la lingua e la parola insieme. Poi dissero che si volevano far fratelli e sorelle carnali.

SENNIA. E come facevano?

LALIO. Che so io? Si serrorno a chiave entro la camera.

SENNIA. Quando apersero poi, che facevano?

LALIO. Nulla: l'avevano fatto giá.

SENNIA. Menti per la gola! se la porta stava serrata a chiave, come vedevi che si facessero?

LALIO. Dava qualche occhiatina per le fissure e per lo buco della chiave. Quando apersero, stava Olimpia avampata di foco in faccia e s'accomodava i capelli; e mi domandò di voi e, io dicendole che non l'avea vista se non io, giurò che, se diceva alcuna cosa di questo fatto, m'ucciderebbe: e però non ho voluto dir niente, avertete.

SENNIA. Taci, vattene su e non cicalar a persona del mondo ve', se non che ti trarrò la lingua insin dalla gola, sai.