FILASTORGO. Egli ha un'altra madre a dispetto del padre e della vera madre sua.
PROTODIDASCALO. Vi fu—preterito,—vi sará—futuro,—vi è—presente: tria tempora—sempre morigerante e obtemperante.
FILASTORGO. Chiami tu ubidienza il finger di non conoscermi? Da chi spero io essere onorato se il mio figlio mi schernisce? Giá m'ha fatto chiaro quanto sia vana la speranza d'aver collocato in esso la quiete della mia vecchiezza, in dimostrarmesi cosí iniquo e discortese….
PROTODIDASCALO. Bona verba, quaeso.
FILASTORGO…. Che? se tu avessi visto gli atti e le parole, aresti giurato o che egli non fusse egli o che io fussi un altro.
PROTODIDASCALO. Udienza per due verbicoli.
FILASTORGO. Hai tu forse animo d'iscusarlo?
PROTODIDASCALO. (Dopo l'essordio alla narrazione). Io non vo' inficiare che il temerario áuso non sia grave, né se gli potrebbe coacervar pena che non ne meritasse il doppio; ma di questo s'incolpe l'arcigero che gli aveva sauciato il petto, dilaniato il core e fatto devio l'ufficio della mente. Il famoso Marone: «Omnia vincit Amor».
FILASTORGO. Che ha dunque fatto?
PROTODIDASCALO. (Qui non va exagerazione ma escusazione). Un paulolo di errore solamente: mutatosi il nome di un figlio esule di una matrona, è entrato in sua casa per fruir la sua figlia pulcrissima di cui l'animo subbolliva d'amore.