TEODOSIO…. Ti sei a torto, Sennia, dimenticata di tanto nostro scambievole amore, ché in quel breve tempo che stemmo insieme non ebbe il mondo duo sposi che s'amassero piú di noi….
SENNIA. (Eugenio, figlio, al mover della bocca e al ragionare fa certi motivi che, se ben mi ricordo, eran propri di mio marito).
TEODOSIO…. Non avete un neo nell'ombelico con certi peluzzi biondi?
SENNIA. (Come, figlio, ha potuto saper questo?).
LAMPRIDIO. (I furbi che vanno a torno per lo mondo, da' nèi che vedono nella faccia, indovinano gli ascosti nella persona: lo sa per questo che v'ha visto nella faccia. Ma diamogli un poco la baia).
SENNIA. Ditemi, quando vi sète riscattati?
TEODOSIO. Avendomo inviato molte lettere per lo riscatto, ha voluto la nostra disgrazia che di niuna ne abbiamo ricevuto risposta; cosí abbiam rotta la prigionia e siamo scampati.
LAMPRIDIO. Voi dovete esser usi a star in prigione; non deve esser questa la prima volta che l'avete rotta.
SENNIA. Come sète venuti a Napoli?
EUGENIO. In poco tempo, vogando il remo la notte e il giorno.