Gennaio 1875.
PREFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE IN-8º DEL 1875.
Essendo a tutti oramai noto che le Prefazioni si fanno da ultimo; e poichè, fuori d’ogni mia speranza, mi fu concesso condurmi al termine di questo lavoro, voglio pur dire intorno ad esso alcune cose che poi mi dispiacerebbe avere taciute. Che io mi ci mettessi, andò a questo modo. Una gentile francese, madama Ortensia Allart, nota in Italia come in Francia per molte sue pubblicazioni, frutto di studi più che femminili e d’un pensiero che gode spaziare sul corso dei tempi; mandò alle stampe nel 1843 un ristretto della Storia della Repubblica Fiorentina, che per molti rispetti è il migliore di quanti se ne abbiano tentati fin qui. Di questo Libro il signore Alessandro Carraresi negli anni seguenti aveva compito una traduzione: ma in esso alcune cose erano di troppo per noi Italiani, altre non bastavano. Mi posi a farvi così a mente alcune note, poi a ristringere alcuni brani del testo francese, altri ad allargare: così a poco a poco mi trovai con tutto il pensiero dentro alla Storia di Firenze. I tempi erano fortunosi e a me difficili per molti rispetti: questo pensiero m’accorsi che mi era un riposo, e quindi usciva, quale si sia, l’Istoria presente, spesso interrotta per varie cause intramezzata da altri studi. In essa ritrovo perfino certe intonazioni che nei primi tempi a me venivano dallo Scrittore francese; di queste cose io ringrazio la Donna gentile, e più dell’avermi, senza che ella vi pensasse, imposto un obbligo che a me fu spesso un grande sollievo. Assunto una volta, mi pareva che fosse dovere di galantuomo porvi grandissima diligenza e molto pensarvi; perchè una storia fatta alla leggera, spesso riesce una storia falsa, cioè una menzogna. Così per tutti i mancamenti di questo Libro, sappia il Lettore che io non cerco a me altra scusa, eccetto quella molto plausibile del non avere io saputo fare più e meglio.
In questi tempi un’altra cosa venne a fermare in me il proposito di pormi sul serio a fare una Storia della Repubblica di Firenze. N’ebbe prima in mente l’idea il signor Thiers, tanto da avere bene adocchiato e lungamente adoperato nel Canestrini l’uomo capace a provvedergliene qui la materia dagli Archivi nostri. Soleva dire il signor Thiers, che a lui parendo andare il mondo a una democrazia, era sopra ogni altra storia da studiare questa, come la più democratica dei tempi antichi e dei moderni. Ma un’altra Storia maggiore di troppo e tutta francese a sè chiamava l’illustre Autore; ed egli ha in oggi deposto affatto ogni pensiero di questa nostra, la quale avrebbe da lui avuta una celebrità che da niun altri potrebbe avere.
Contuttociò non avrei potuto in modo nessuno venire a capo di questo Libro se allo scriverlo non avessi avuto l’opera continua e amorevole del Carraresi che potrà sempre dire pensando a me, oculus fui cæco. Mi è caro poi rendere grazie al signor Cesare Guasti che all’edizione volle prestare con tanta sua benignità le ultime cure, e che l’arricchiva di alcuni Documenti, con l’aiuto di quei valentuomini che nel Grande Archivio di Stato seco attendono a una istituzione molto onorevole al Paese nostro. Nè potrei qui tacere il nome del signor Barone Alfredo Reumont, del quale ho già detto a suo luogo come egli mi abbia nelle frequenti sue conversazioni di questi anni fatto quasi respirare l’aria di quei secoli nei quali vive con la memoria capacissima. Mi fu egli inoltre d’eccitamento alla presente pubblicazione, cui fece onore forse anche troppo il signor Gaspero Barbèra, quando egli volle a una Storia tutta popolana dare un abito che ha del signorile.