[142]. Iter Ital. Enrici VII. — Villani, lib. IX.

[143]. Il P. Ildefonso (Deliz. Erud., tomo XI, pag. 95) pubblicava la Sentenza d’Arrigo VII contro a’ Fiorentini.

[144]. Abbiamo la lista dei feritori fiorentini a Montecatini. Deliz. Erud., tomo XI, pag. 751.

[145]. Una Cronaca latina di Ser Giovanni di Lemmo, pubblicata dal signor Luigi Passerini (Docum. di Stor. Ital., tomo VI, a cura della Deputazione di Storia Patria della Toscana ec.) contiene dal 1299 al 1320, oltre a fatti e contese personali, ragguagli pregevoli intorno alle cose di Pisa e di Lucca e di tutta quella parte di Toscana, della quale sembra per il Lemmi essere centro San Miniato, tanto da far credere che ivi egli avesse o patria o dimora. Il valore principale di quella Cronaca è per gli anni corsi dalla morte d’Arrigo VII infino alla pace fatta dal re Roberto, anche in nome di Firenze, co’ Ghibellini di Pisa e di Lucca. È da vedere, sebbene a noi direttamente non appartenga, come i Pisani, avendo in casa e agli stipendi loro molti cavalieri tedeschi, cercassero da principio difendersi da Uguccione della Faggiuola, che di quelle genti faceva sua forza; come essendosi offerto a Federigo d’Aragona, questi chiedesse innanzi tutto per sè la Sardegna; come poi cedessero ad Uguccione, e come Lucca fosse a lui ribellata per opera di Castruccio. Quanto ai termini della pace, registra il Lemmi quelli che importano specialmente a San Miniato.

[146]. Villani, lib. IX, cap. 76.

[147]. Diurnali di Matteo Spinelli da Giovenazzo, 1258.

[148]. So i dubbi che sono stati mossi ai giorni nostri circa alla Cronaca di Matteo Spinelli, che si disse fabbricata nel cinquecento. Potè a quel tempo taluno averla messa in ordine levigando forse l’antico idioma nel quale fu scritta, ma non inventare la materia e tutto nemmeno rifare lo stile; del che si hanno prove intrinseche, nè le difficoltà sono diverse da quelle che si ritrovano nella maggior parte delle antiche cronache, per lo più messe insieme in più tempi e fatto di pezzi. Ciò pure avvenne in qualche parte anche all’Istoria del Malespini.

[149]. Ammirato, lib. IV.

[150]. Qui giova trascrivere alcune parole dove un nostro istorico assai più recente dà belle ragioni di questo cercare lontani paesi che da tempo antico faceano gli uomini fiorentini.

«La città di Firenze è posta di sua natura in luogo salvatico e sterile, che non potrebbe con tutta la fatica loro dare da vivere agli abitanti, che sono molto multiplicati: e per questa ragione è stata necessaria cosa da uno tempo in qua ai Fiorentini di cercare loro vita per industria; e per questo sono usciti fuori di loro terreno a cercare altre terre e provincie e paesi, dove uno e altro ha veduto da potersi avanzare un tempo e fare tesoro, e tornare a casa: e andando a questo modo per tutti i regni del mondo e cristiani e infedeli, hanno veduto i costumi delle altre nazioni, e fatto in loro abito delle cose vantaggiate, scegliendo d’ogni parte il fiore: e l’uno ha fatto venire volontà all’altro, intantochè chi non è mercatante e che abbia cerco il mondo e veduto le strane nazioni delle genti, e tornato alla patria con avere, non è riputato da niente. E questo amore ha sì accesi gli animi loro, che da un tempo in qua pare che ne nascano naturali a ciò, e è tanto il numero che vanno per lo mondo in loro giovanezza, e guadagnano e acquistano pratica e virtù e costumi e tesoro, che tutti insieme fanno una comunità di sì grande numero di valenti e ricchi uomini, che non ha pari al mondo.... I loro vicini, alquanto di natura di loro terreni più ricchi e più grassi, si sono stati a quella bada di tanto, che basta loro, sanza volere fatica di cercare più.» — (Goro Dati, Stor. Fior., pag. 54, 55.)