Te d'ogni stirpe chiamano
Speme le madri e i tremuli
Vecchi con voce fioca,
Te il garzoncello imberbe,
Te ogni donzella invoca.

O di costumi agli uomini
Dolce maestro ed arbitro,
Dal sacro orror pimpleo
Dalle materne selve
Scendi, Imene-Imeneo.

Tu a re sdegnati e ai popoli
Pace ridoni e candida
Fe' di pensier concordi,
Tu in amistade unisci
Le famiglie discordi.

E tu soave imperio
Stendi dall'austro a borea
Dal sacro orror pimpleo,
Dalle materne selve
Scendi, Imene-Imeneo.

Per te la zona timide
L'intatte spose sciolgono
A lusinghiero invito,
E cedon lagrimando
Al cupido marito

Per te fama non temono
Casti Cupido e Venere.
Dal sacro orror pimpleo,
Dalle materne selve
Scendi, Imene-Imeneo.

Scendi, dator benefico
Di gioia e di dovizia,
Protettore fecondo
Delle città, dei campi,
Animator del mondo.[104]

E il Leopardi die' luogo anche a questi versi nella sua Crestomazia poetica. Ahimé! È vero per altro che nella chiacchierata poesia italiana ce n'è di peggio.