Ma sarebbe ingiustizia mettere a conto dell'imitazion servile la introduzione o ripetizione di quelle due figure. Don Chisciotte e Sancio Panza, che uno corre in cerca di avventure, l'altro, mezzo per affezione mezzo per interesse, gli trotta dietro al sole e alla pioggia, ci sono da presso, piú che non si creda, nella vita, e anche noi gli abbiamo riscontrati piú d'una volta. Per riconoscere da per tutto e sempre, sotto i diversi travestimenti, nell'arte e nella vita, l'inclito paio, bisogna, è vero, aver l'occhio all'essenziale, ai segnali interiori, e non alle accidentalità dell'apparenza. Esempi potrei recarne molti. Non riscontriamo noi Don Chisciotte e Sancio Panza cosí nelle figure di Don Giovanni e Leporello come nelle persone di lord Byron e del suo domestico Fletcher? Non riconosciamo i due tipi e le loro mutue relazioni cosí nella figura del cavaliere di Valdsee e del suo Gaspar Larifari, come nella figura di qualche scrittore e del suo editore? il quale ultimo si accorge bene delle pazzie del suo autore, ma non per tanto, per trarne un profitto reale, lo accompagna fedelmente in tutti i suoi vagabondaggi ideali. E il signore editor Sancio, se anche dall'affare guadagni sol delle bòtte, riman per altro sempre grasso, mentre il nobile cavaliere dimagra ogni giorno piú.

Ma non solo tra gli uomini, sí anche tra le donne ho ritrovato spesso i tipi di Don Chisciotte e del suo scudiere. Mi ricordo specialmente una inglese, una biondina fantastica, scappata con un'amica da un convitto di signorine, che volea correre il mondo in cerca d'un nobile cuore d'uomo, come se l'era sognato nelle dolci notti illuminate dalla luna. L'amica, una brunetta atticciaticcia, sperava di conquistare in tale occasione, se non un che d'ideale a parte, almeno un bel tòcco di marito. Mi par di vederla ancora la snella persona, con gli occhi azzurri assetati d'amore, dalla spiaggia di Brighton mandare languidi sguardi lontano lontano sul mar tempestoso verso la costa francese. L'amica intanto schiacciava nocciòle, mangiava con aria ghiotta la mandorla, e gittava i gusci nell'acqua.

Tuttavia né i capolavori degli altri artisti né essa la natura ci presentano i due tipi cosí compiuti nelle relazioni dell'uno con l'altro come ce li dà il Cervantes. Ciascun tratto nel carattere e nella figura dell'uno risponde a un tratto opposto ma affine nell'altro. Ciascuna particolarità ha un valore di parodia. Anzi, fin tra Rossinante e il grigetto asino di Sancio è lo stesso ironico parallelismo che fra lo scudiero e il cavaliere, e anche le due bestie sono in certa guisa i simbolici portatori delle stesse idee. E come nel pensare cosí nel parlare padrone e servo danno a vedere i piú mirabili contrasti. Il buon Sancio col suo parlare per proverbi rotto e rozzo fa pensare al pazzo del re Salomone, a Marcolfo, che a punto come lui esprime e rappresenta in brevi sentenze la sapienza sperimentale del popolo basso in faccia al patetico idealismo. Don Chisciotte all'incontro parla la lingua culta delle classi superiori, e anche nella grandezza del bene arrotondato periodo rappresenta l'illustre e nobile hidalgo. La costruzione di cotesto periodo è spesse volte troppo distesa, e l'eloquio del cavaliere sembra una superba dama di corte in roba di seta a sgonfi con lunga coda frusciante. Ma le Grazie, travestite da paggi, portano sorridendo il lembo; e i lunghi periodi si compiono con graziosissimi movimenti. Brevemente: Don Chisciotte par che favelli impostato su l'alto suo cavallo: Sancio Panza discorre come adagiato sul suo povero asinello.


DOPO UNA RAPPRESENTAZIONE

della commedia "LA VIDA ES SUENO"

DI

P. CALDERON