Ma torniamo al secolo decimottavo, fuori per altro d'Italia.
Il Voltaire, a quarantasette anni, nelle stesse condizioni d'animo e di pensiero che il Parini, scrisse le stanze alla signora Du Châtelet, delle piú ammirabili fra le mirabili pièces fugitives di quel vivissimo ingegno a cui la Musa negando l'os magna sonaturum concesse il tenuem spiritum come a pochissimi de' suoi piú favoriti. Quelle stanze, nella prima parte, se non fosse certa pesantezza qua e là di forme stilistiche proprie del secolo e anche certa prosaicità della lingua francese, sarebbero del piú puro Orazio: nella seconda parte son tutte francesi, cioè hanno una cotal punta di quella maniera che non manca quasi mai alla poesia ed anche alla prosa francese, ma è una maniera cosí graziosa, e la graziosità è cosí tenera e delicata, che, senza piú, incanta, pure sforzando a sospirare.
Si vous voulez que j'aime encore,
Rendez-moi l'âge des amours;
Au crépuscule de mes jours
Rejoignez, s'il se peut, l'aurore.
La mossa è anche qui oraziana,
Quod si me noles usquam discedere, reddes
Forte latus, nigros angusta fronte capillos,
Reddes dulce loqui, reddes ridere decorum et
Inter vina fugam Cinarae moerere protervae.[56]
(Che se non vuoi che io mi stacchi mai da te, rendimi il fianco gagliardo, i capelli che ombreggino neri la fronte, rendimi il dolce favellare e il rider grazioso e il sapermi lamentar tra i bicchieri della fuga di Cinara capricciosa).
Ma la plasticità romana di Orazio è, e doveva essere, smorzata e smussata nella causerie dello spirito francese.
Des beaux lieux où le dieu du vin
Avec l'Amour tient son empire,
Le Temps, qui me prend par la main,
M'avertit que je me retire.
De son inflexible rigueur
Tirons au moins quelque avantage:
Qui n'a pas l'esprit de son âge,
De son âge a tout le malheur.
Laissons à la belle jeunesse
Ses folâtres emportemens.
Nous ne vivons que deux moments:
Qu'il en soit un pour la sagesse.