Mente pronta e ognor ferace
D'opportune utili fole
Have il tuo degno seguace,
Ha pieghevoli parole;
Ma tenace e quasi monte
Incrollabile la fronte.
Ma bravo l'abatino! In mezzo a tanti
.........marches,
Marchesazz, marcheson, marchesonon,
questa è una bella scappata. Che ne dirà ella la padrona, la duchessa Maria Vittoria Serbelloni? Prima di tutto, donna Vittoria era una signora molto per bene e spregiudicata, che stimava per quel che valeva l'orgoglio della nobiltà milanese: e poi l'abate era per la parte sua uomo da tener duro anche con donna Vittoria. L'anno dopo la recitazione di quest'ode il Parini si trovava in campagna a Gorgonzola con la duchessa e col maestro San Martino, adorato allora in Milano per il dio della musica. La figliuola del San Martino voleva tornarsene in città: la duchessa non voleva che tornasse, e le menò un par di schiaffi. Che fa il Parini? Il Parini pianta la duchessa, e accompagna lui la ragazza a Milano. «J'ai dû me défaire—scriveva poi la duchessa al figliuolo—de l'abbé Parini à cause qu'à Gorgonzola il m'a fait une tracasserie bien grande».[77] Il terzo stato s'annunziava non soltanto in poesia.
Segue una strofe cosí cosí, della quale il poeta non potea far di meno per congiungere imagini e ragionamenti. E un danno per altro che in tali o ricongiungimenti o passaggi il Parini, o piú generalmente i lirici moderni, abbiano a spendere strofe intere; mentre la lirica antica e la popolare n'esce con un colpo d'ala.
Sopra tutto ei non oblia
Che sí fermo il tuo colosso
Nel gran tempio non staría,
Se, qual base, ognor col dosso
Non reggessegli il costante
Verosimile le piante.
«Altri vegga—dice il D'Ancona—se è bello e perspicuo il Verosimile che, qual base, regge col dosso le piante al colosso dell'impostura.[78]» Bello no; è una rappresentazione barbara e barocca, tra di chiesa del Mille e di pagoda; e però figura benissimo, a parer mio, nel culto dell'Impostura.