Anch'io nel core impressa porterò

La mia pena amarissima con me.

Che dopo lunghi, e travagliosi dì,

Se a quel misero alfin pietosa fu

La Dea, cui sangue uman lo Scita offrì;

Perchè rimedio tal, forza, o virtù

Trovar non posso altrove anch'io così,

Onde i tre Giulj non m'affligan più?

SONETTO

Allorchè questi il padre Tebro udì