Comincia il canto decimosesto dello ’Nferno. Nel quale l’autor parla, in quel medesimo luogo che di sopra, con tre spiriti; poi, data una corda a Virgilio, mostra come egli, con quella pescando, facesse venir fuor Gerione.

Comincia il canto decimosettimo dello ’Nferno. Nel quale l’autore discrive la forma della fraude e il tormento degli usurieri, e come, saliti sovra Gerione, passarono il fiume.

Comincia il canto decimottavo dello ’Nferno. Nel quale l’autore prima discrive come sia fatto Malebolge; e appresso mostra come i ruffiani siano con iscuriate battuti da demòni; e ultimamente come i lusinghieri piangano in uno sterco.

Comincia il canto decimonono dello ’Nferno. Nel quale l’autore, disceso nella terza bolgia, dimostra qual sia il tormento de’ simoniaci, e parla con papa Niccola, il quale gli predice d’alcun papa futuro simoniaco; e quindi esclama l’autore contro al detto papa.

Comincia il canto vigesimo dello ’Nferno. Nel quale l’autore discende nella quarta bolgia, nella qual truova coloro li quali vollero antivedere, fatturieri e maliosi, tutti travolti; e alcuna cosa parla della origine di Mantova.

Comincia il canto vigesimoprimo dello ’Nferno. Nel quale l’autore, venuto nella quinta bolgia, mostra come in una bogliente pegola si puniscano i barattieri e come in quella è gittato un lucchese; e come, volendo andare avanti, son dati loro dieci diavoli in compagnia.

Comincia il canto vigesimosecondo dello ’Nferno. Nel quale l’autor discrive come i dimòni presero con gli uncini un navarrese, il quale, alcune cose raccontate, subito si gittò nella pegola; per lo qual ripigliare i demòni, volando sopra la pece, s’impegolarono.

Comincia il canto vigesimoterzo dello ’Nferno. Nel quale l’autore scrive come, temendo de’ dimòni, li quali impacciati avean lasciati, Virgilio il ne portò nella sesta bolgia, dove trovarono gl’ipocriti, vestiti di cappe rance.

Comincia il canto vigesimoquarto dello ’Nferno. Nel quale l’autore mostra come trapassasse nella settima bolgia, nella quale trova i ladroni, tormentati variamente da serpi, tra’ quali primieramente truova Vanni Fucci, il quale alcuna cosa gli predice.

Comincia il canto vigesimoquinto dello ’Nferno. Nel quale l’autore nella sopradetta bolgia mostra come, veduto Caco, vide certi fiorentini trasformarsi maravigliosamente in diverse forme.