Comincia il canto decimonono del Purgatoro. Nel quale l’autore discrive una vision d’una femina contrafatta, veduta da lui; e appresso come perviene nel quinto girone, ove si purga il peccato dell’avarizia; e quivi truova peccatori a giacere vòlti in giú e legati, e parla con un papa di que’ dal Fiesco.
Comincia il canto vigesimo del Purgatoro. Nel quale l’autore mostra d’aver parlato tra gli avari con Ugo Ciappetta, il quale gli dice come di lui son discesi li presenti reali di Francia, e, oltre a ciò, alcune vituperevoli opere fatte e che far debbono, e, oltre a ciò, gli mostra come il dí cantano laudevoli cose della povertá, e la notte vituperevoli dell’avarizia; e ultimamente come sentí tutto tremare il monte.
Comincia il canto vigesimoprimo del Purgatoro. Nel quale l’autor mostra come Stazio, apparito tra loro, dice la cagion del tremar del monte, e poi se medesimo manifesta, e conosce Virgilio.
Comincia il canto vigesimosecondo del Purgatoro. Nel quale l’autore mostra come, venuti nel sesto girone, e andando Virgilio e Stazio ragionando di varie cose, trovarono uno albero nella strada, del quale sentîro certe voci venire verso loro, le quali sonavano in laude della sobrietá.
Comincia il canto vigesimoterzo del Purgatoro. Nel quale l’autore mostra purgarsi il vizio della gola; e, trovato Forese Donati, ode da lui certe cose, e, tra l’altre, alcune cose future, contra la disonestá delle donne fiorentine.
Comincia il canto vigesimoquarto del Purgatoro. Nel quale l’autore, continuando il suo ragionar con Forese, ode nominare piú altri spiriti che quivi erano, tra’ quali Bonagiunta Orbicciani gli predice lui doversi innamorare in Lucca, e similmente Forese il disfacimento d’alcun fiorentino. Poi truova un altro albero, e ode cose in vitupèro della gola, e da uno agnolo sono inviati al girone superiore.
Comincia il canto vigesimoquinto del Purgatoro. Nel quale l’autore scrive come Stazio, per dichiarargli come si dimagri dove non è uopo di nudrimento, gli disegna come generati siamo, e come dopo la morte i nostri spiriti piglin corpo dell’aere. E appresso dice l’autore come nel settimo giron pervennero, nel quale in fiamme dice si purga il peccato della lussuria.
Comincia il canto vigesimosesto del Purgatoro. Nel quale l’autore mostra nelle fiamme aver piú spiriti veduti, e tra gli altri riconosciuto Guido Guinizelli e Arnaldo, e parlato con loro.
Comincia il canto vigesimosettimo del Purgatoro. Nel quale l’autor mostra come, passato un fuoco, e veduta la notte una visione, pervenne in su la sommitá del monte, dove Virgilio in suo arbitrio rimise che quel facesse che piú gli aggradisse.