— È di questo fardello che voi ora dovete alleggerirvi, replicò punta e sempre più indignata con vivacità Isabella; ora il mio consorte è maturo di senno per reggersi da sè; uomini distinti ne convengono: sul passato si stenda un velo; i vostri segreti pensieri forse svelandosi deturperebbero quella fama splendida che di voi s’aggira per l’Italia, e che vi fa passare come uomo di singolare saviezza: tacciasi del passato; ma a patto, che ora vi pieghiate a fare il dover vostro!

— L’Illustrissima Signoria Vostra la me offende colle sue parole.

— E voi mi offendete coi vostri fatti! Non dubiterò io di voi, vedendo che a voi attiraste tutte le forze dello stato; che da voi dipende il Consiglio di Stato, cui avete composto a vostro piacere; che da voi sono tenute le fortezze, da voi presidiate e date a vostre creature; che da voi è disposto del tesoro? — Che resta a noi, se non se il grido impotente della disperazione!

— E se le cose fossero in questo stato, sarebbe egli prudente per voi, Illustrissima Duchessa, far sentire questo grido! Tornate in senno, giovinetta; e siate più saggia nel valutare i fatti di un uomo che si è meritata la stima di tutti i principi d’Italia, ed anche d’oltremonti!

— Quest’uomo però ora aspira a calpestare i diritti del nipote; a farlo credere un imbecille, per trar a sè il potere e perpetuarlo nella propria casa! Si dice che al figlio che v’è nato pensiate persino a dare il titolo di Conte di Pavia!

— Vostra Signoria eccede ne’ termini: el suo carattere el va facendosi sempre più incomportabile: con questo suo tuono altero e imperioso, ella ha indisposto omai tutti li suoi servitori: io sono l’ultimo a stancarmi: ma chi potrebbe reggere; la pazienza di Job forse non basterebbe a tanto; e la mia è grande, ma non credo che tanto oltre arrivi quanto quella di Job!

— Moro, voi già assai potete nuocerci; voi ci avete omai rovinati: forse voi ci volete morti: almeno non fateci morir di spasimi; siate un ardito usurpatore come Gian-Galeazzo Visconti: vi mancheranno, per noi, una prigione e un veleno?

— Se può offendere de più un uomo onorato e probo, replicò il Moro: con tanto astio che voi me mostrate, come potrei io rinunziare alla tutela, e tenermi securo della vita! Confessate, o Duchessa, che voi altro non desiderate ora che la mia morte!

— Sarò più sincera e franca di voi: sì ben io veggo che in questo istante solo la vostra morte potrebbe ristabilire i miei interessi, e darmi trionfo! — Proferendo queste parole, Isabella mostra vasi agitata dalla più violenta passione.

— Ah Isabella, Isabella! sclamò il giovine duca.