Ti sogno, Guidarello, orbite cave,
labbra contratte, emunte gote. Giace
come su rogo il corpo tuo, nè il grave
sonno assopì la piaga tua vorace.
Dormi! Nato non eri tu a le prave
opere dell'uccidere. Ora tace
l'odio d'un dì sul capo tuo soave.
Anche il tuo volto si componga in pace!...
Ma, dietro, l'ombra della Genitrice,
sovra l'eccidio degli adolescenti,
di vite nuove gravata le braccia,
«O nel creare ignaro—maledice—
e astuto nella strage, Uomo, che avventi
eternamente l'uomo a l'uomo in caccia!»
Amanti.
Donde giunsero? Ieri dai paesi
del desiderio, sotto l'indefesso
poter d'Amore, dentro un cerchio istesso
s'incontrarono, ignoti ed inattesi.
E il passato sparì. Sparì con esso
la persona d'entrambi: eccoli ascesi
nel tempo e nello spazïo, sospesi,
centro dell'universo, in un amplesso.
Ma sopraggiunto l'attimo prefisso,
eterno reputarono il prodigio
e la parola «sempre» han proferita.
Rapido li precipita l'abisso,
se di lor vita che toccò il fastigio
non riprende l'ascesa un'altra vita...