STR. Io ho detto; perchè mi tormentate più?
DIC. Bisogna replicare, non pure in presenza di due o tre testimonj, ma di molti: e poi anco di tutto il popolo, se tu vuoi scampare il martoro, a che ti condannano le leggi. M'hai promesso di fare tutto quello che io ti comanderò, ed io per questo t'ho promesso non ti mettere nelle mani del Potestà, che ti faccia abbruciare secondo il costume antico. Ora io non ti comando altro se non che tu racconti le cose che facevi con i demonj quando eri in corso, o vero nel giuoco di Diana.
STR. O giuoco per me amarissimo! O infelice donna che io sono!
DIC. Non c'è bisogno di piangere, nè di ugnolare.
STR. Di grazia non mi tormentate più: vi prego mi diate tanto tempo ch'io ritorni in me, e di poi vi dirò tutto quello che ho fatto.
DIC. Se piace così a voi, io la contenterò, però che se noi indugiamo a domane, ella dirà ogni cosa con animo più pronto e con miglior voce, al che io arò molto caro (se non vi increscerà la via) che vi troviate presenti.
AP. Non increbbe la via a quelli che andorno da Gnoso alla Spelonca, ed al tempio di Giove, per udire le vane leggi di Minos e di Ligurgo; ed a me doverà increscere d'andare un miglio per intendere più da presso e più minutamente quelle cose che, se non sono vere, almeno per i discorsi di Fronimo, mi paiono verisimili?
FR. Mi rallegro che tu ceda non a me, ma alla mera verità; o pur se tu non sei anco chiaro alle cose che le son simili, ed a me certamente non sarà grave per fare esercizio ritornare in fin qui dalla città.
DIC. Domattina adunque ne verrete da noi aspettati con desiderio.