. . . Il inclina encore davantage au mysticisme biblique, et s'éloigna d'autant de la philosophie ancienne, de la Kabbale et même de la scholastique. La Bible est à ses yeux la vraie, l'unique source de toute doctrine supérieure; seulement il admet une lumière interne qui en éclaire la lettre, mais qui l'éclaire si activement, que, sous son influence, l'esprit peut demeurer passif.
Ses oeuvres unies à celles du son oncle, ont été publiées à Bâle en 1573 et 1601, en 2 vol. in fol.
On y distingue le traité De studio divinæ sapientiæ, que Buddeus a récommandé à la jeunesse studieuse par une édition spéciale (in-8, Halle, 1702).
_Les neuf livres De prænotionibus, imités du traité de son oncle contre l'astrologie, combattent également cette vaine science._
_Les six livres intitulés Examen doctrinæ vanitatis gentilium, sont dirigés contre Aristote en faveur de Platon, dont l'auteur n'admet pas, cependant, toutes les idées fondamentales._
Lo stesso Pico ha parlato delle sue opere in una lettera latina a Lilio Gregorio Giraldi, parente ed amico del nostro Giraldi Cintio, che ci parve bene riprodurre, così perchè porge un'idea dello scrittore, come perchè, citata da tutti, non è riportata da nessuno, e chi voglia leggerla, dee cercarla nel grosso volume dell'edizione di Basilea.
Dell'opera che noi ristampiamo, ecco le notizie bibliografiche che dà il Tiraboschi nella sua Biblioteca Modenese, T. 4, p. 117-8.
«Dialogus in tres libros divisus, cujus titulus est STRIX, sive de Ludificatione Daemonum: ejusdem ad Leonem X de reformandis moribus Oratio; ejusdem pro asserendis a calumnia libris Dionysii Areopagitae Epistola: ejusdem ad excitandum genus humanum a vitae hujus somno ad futurae vigiliam, Carmen, 1523, in-4. Senza data di luogo e di stampatore: edizione citata nel catalogo della biblioteca del re di Francia, e che è probabilmente la stessa che quella fatta in Bologna, lo stesso anno 1523, da Girolamo de' Benedetti. La prima di queste operette fu l'anno seguente tradotta in lingua italiana dal celebre fra Leandro Alberti, domenicano, e stampata col titolo: Libro detto Strega o delle Illusioni del Demonio. In Bologna per maestro Geronimo de' Benedetti, 1524, in-4. Evvi innanzi una breve Prefazione del traduttore, e poscia la dedica da esso fatta alla molto illustre signora della Mirandola, Madonna Giovanna Caraffa Pica, moglie di Gianfrancesco, nella quale racconta che l'anno innanzi erasi nella Mirandola introdotto un giuoco detto la Donna, che andava a terminare in empie bestemmie, e in insulti fatti alla santa Croce, che gl'inquisitori avean perciò dannati all'estremo supplicio gli autori di questa empietà, che essendosi molti di ciò lagnati, perchè dicevano, che frivole e calunniose erano cotali accuse, il conte Gianfrancesco avea voluto attentamente esaminare il fatto, e avendo conosciuto, che pur troppo eran vere le accuse, aveagli ciò dato occasione di scrivere il presente dialogo. Esso fu poscia nuovamente tradotto in lingua italiana da Turino Turini da Pescia, e stampato in Pescia nel 1555, in-8. Martino Weinrichio, avendo avuto tra le mani una copia a penna del dialogo latino del Pico, la credette opera inedita, e ne fu però fatta l'edizione in Argentina nel 1612. Quest'opera non è inserita nelle edizioni delle opere di Gianfrancesco.»
Noi alla nostra ristampa ci siamo valsi della traduzione del Turini, che scrive in buon toscano, e dà una tal qual patina di eleganza alle pitture, un po' tetre, del signore infelice della Mirandola. Abbiamo qui una Strega in carne e in ossa, che negl'intervalli dei feroci interrogatorj, confessa alla buona i suoi ratti e i suoi amori con Lodovico. Vivissimo è il carattere di Dicaste, l'inquisitore tutto benignità e mansuetudine, che si riserba l'adirarsi al dassezzo, e intanto va avvolgendo nella rete la sua buona Strega, per darla poi al fuoco, forse per grazia già priva di spirito con l'indulgenza della strangolazione. Apistio è l'incredulo che sa non avervi luogo nè la ragione, nè lo scherzo, e oppone per esser vinto. È proprio un quadro di genere; e colto certamente in una delle sale del sant'Ufizio.
Ai nostri dì rifiorisce la stregheria nello spiritismo, e uno degli eroi il signor Home, passato dall'eresia al cattolicismo, se ne confessa e fa penitenza, tornando poi al peccato, tanta è la forza che lo leva a mezz'aria, e il visibilio dei miracoli che in quel capogiro gli aliano intorno. Ma ora non si risica la tortura ed il fuoco; si risica sol la ragione. La superstizione non succhia più il sangue, ma il cervello, e quando l'ha ben rassetto a suo modo, come la donna dipinta col sangue della sua vita nel ritratto ovale di Poe, il cervello è perfettamente ridotto all'ortodossia, e non ha che un difetto come la cavalla d'Orlando: è morto.