Non manco quì d’incaricarmi che tra i Commentatori di Orazio ve n’è stato alcuno il quale ha creduto che fosse stata la nostra città la Patria del Poeta Ennio. Mi piacerebbe in vero il poter vantare un cittadino tanto illustre. Ma Verrebbe ciò a confondere la nostra città coll’altra antica città chiamata Rudiæ, la quale era sita nell’antica Calabria tra Taranto e Brindisi, e fu la vera Patria di Ennio.
Quindi Cicerone parlando di quel Poeta, ch’è da Orazio chiamato Pater Ennius, disse: Rudium hominem Majores nostri in Civitatem receperunt[40]. Strabone dice: Tarentum versus compendioso itinere per Rodias proficiscantur urbem Græcam Ennii patriam poetæ[41]. Presso Pomponio Mela si legge: Et Ennio cive nobiles Rudiæ[42], e Silio Italico dice di lui
Miserunt Calabri, Rudiæ genuere vetustæ,
Nunc Rudiæ solo memorabile nomen alumno[43].
Intanto da ciò che han detto gli antichi Scrittori risulta dimostrato che Ruvo è una delle antiche città dell’Italia. Nulla però ci hanno fatto conoscere della sua origine, e se sia stata di fondazione Greca, o pure una città Italica antica. Questa circostanza, la quale è rimasta in una perfetta oscurità fino ad un’epoca da noi non lontana, l’hanno pienamente e concludentemente dilucidata le antiche monete ivi rinvenute, delle quali passo ad incaricarmi, anche perchè serviranno esse di guida alle ulteriori mie investigazioni.
CAPO II. Delle antiche monete della città di Ruvo.
Per le antiche monete Ruvestine è avvenuto quello stesso che anderò a dire nel capo IV per gli eccellenti vasi fittili ed altri preziosi oggetti rinvenuti negli ultimi scavamenti. Pare che fosse stato riserbato alla età nostra lo scuoprimento di que’ tesori di ogni specie, i quali hanno squarciato quel velo che cuopriva per lo innanzi non meno la origine Greca della nostra città, che la sua opulenza, la sua coltura, e ’l gusto squisito de’ suoi antichi abitanti per le belle arti.
Nella mia prefazione ho avvertito che fino al tempo in cui fiorì il nostro Illustre Canonico Mazocchi erano queste cose sconosciute a segno che gli mancò qualunque appoggio per annoverare la nostra città fra quelle antiche città Greche, delle quali diè il catalogo. Qualche moneta Ruvestina che cominciò a trovarsi venne attribuita sia alla città detta Basta, sia all’antica città Greca dell’Acaja denominata Rhypæ, di cui avrò occasione di ragionare in seguito largamente nel capo V.
Il Magnan fu il primo che avvertì questi errori, ed attribuì a Ruvo la moneta malamente creduta di Basta la quale presenta da una parte una civetta con un ramoscello di ulivo, e dall’altra la testa galeata di Pallade colla leggenda ΡΥΒΑΣΤΕΙΝΩΝ[44]. È questa però una delle monete più recenti della nostra città come anderò a rilevarlo nel detto capo V. Altre e non poche tanto delle più, quanto delle meno antiche, e con tipi diversi sono state pubblicate dal chiarissimo Cavalier Francesco Maria Avellino Direttore del nostro Real Museo e mio rispettabile amico.
A lui è dovuto il merito di aver rivendicate alla nostra città quelle che si attribuivano a Rhypæ. Il di lui avviso è stato applaudito e seguito da tutti gli altri Scrittori della Materia, di modo che non forma ciò più oggetto di quistione. Le monete suddette portano o la leggenda intera come quella del Magnan, o le seguenti leggende abbreviate ΡΥΨ che appartiene alle più antiche, ΡΥ, ΡΥΒΑ.