EDITORE
CHE S'ARMA E NON PARLA
Voi sapete che io amo la Sicilia; e non solo nel suo cielo e nel suo mare, ma nella sua terra; e non solo nelle sue memorie, ma nel suo presente; e non solo nei suoi ruderi, ma nel suo popolo.
O popolo taciturno e severo! S'arma e non parla, anch'esso, tutto, come voi, uno.
Chi osservi quanti artefici del bello e scopritori del vero, col libro, col quadro, con la statua, dalla cattedra, dalla tribuna, dall'officina, onorino fin d'oggi la Sicilia, può indovinare qual fermento agiti l'isola del fuoco. Virum seges. Spunta una gran messe d'uomini, la quale non fa più rumore dell'erba che cresce. Chè questa è una fantasia di tanti che discorrono del mezzogiorno: darsi a credere che voi altri gesticoliate, chiacchieriate, cantiate continuamente come folli. Oh! sì! I gesti? Il cenno di Giove cuncta supercilio moventis. La chiacchiera? Il monosillabo del Lacone. I canti? Li ho uditi, nell'alta notte, i vostri canti: flebili melopee che riconducono al cuore il sogno di ciò che è di là della morte; della morte piccola e della morte grande: oltre i millenni della storia e oltre il passato della nostra vita: tra le colonne abbattute di Selinunte e dentro le nostre domestiche tombe. Qual «dolcezza amara» in quel canto che voi ripetete così bene: