Quando poi lessi là in quella erma terra marchigiana il poema più bello del poeta marchigiano, quando lessi:

Tuoi cespi solitari intorno spargi,

Odorata ginestra,

Contenta dei deserti,

io sentii nell'anima un profumo di religione e d'amore. Sentii quel non so che di dolce e di solenne, di tenero e di nuovo, come un profumo d'incenso, come un'eco d'inni, di cui era pieno il nostro cuore pio la sera di una festa. Il fiore era sempre quello, e a me non pareva contradizione tra queste parole che pur sono un annunzio di dolore, e altre che erano novella di gioia: tra questa apocalissi e quel vangelo.

Il fiore della ginestra pareva qua attendere nel crepuscolo il piede d'un profeta, d'un apostolo, d'un Dio lontano; là avanti la fiamma inestinguibile della natura distruggitrice, aspettare paziente la sua fine mortale. Ma ne usciva il medesimo profumo, come le due leggi si concludevano tutte e due con un insegnamento di amore, di perdono, di pace!

L'ÈRA NUOVA

È un giorno come un altro il dì che chiude un secolo e ne apre uno nuovo?[33] Si deve, quel dì, inalzare al sole, al vecchio e giovane dio di nostra gente, un inno più fervido e più alto?

Sol di vita che con il fiammeo carro

porti e celi il giorno, che sempre un altro e