È da aspettarsi col nuovo secolo questo rinascimento? la giustizia e la pace, la bontà e la ricchezza? Nessuna Sibilla ha parlato. Oppure ella scrisse in foglie di palme il suo vaticinio, e le pose in ordine; ma il vento le confuse e portò via. Chi potrà iungere carmina più? Non io, nè altri; e tanto io quanto altri, nel cercare di indurre da idee e fatti del secolo che muore, un preconio del secolo che nasce, sembreremo leggere l'una dopo l'altra le foglie d'un vaticinio disperso dal vento. Su questa si legge pace, su quella guerra, su un'altra amore, su un'altra lotta; ancora, scienza, ancora, fede. Che sarà? Noi sappiamo che avremo dei ludi secolari, più grandiosi di quelli che celebrò Augusto e che cantò Orazio; avremo a Parigi (nella Roma nuova?) la festa del lavoro universale. E prima della fine del secolo avremo, convocata dal Cesare Russo (dall'Augusto nuovo?), la conferenza sul disarmo. Il secolo muore bene, il secolo nasce bene:
Fede e Pace, Onore e Costume antico ed
osa la negletta Virtù tornare e
già si mostra l'universal Ricchezza
piena di doni.
Oh! gli uomini si guardano attorno, cercando l'Orazio migliore che canti l'Augusto più benefico e la Roma più magnifica... E questo poeta non osa ancora, forse, staccare la cetra dal chiodo, e siede in disparte e crolla il capo glorioso e mormora: Non forse il mio inno, lento e sublime, sarà interrotto da ululati d'odio? Non forse il sacro tintinno delle corde sarà concluso da rombi di cannone? E il poeta continua a meditare: Canterò il trionfo della fede antica? Ma se ella in tanti secoli non è riuscita a distruggere il lievito cattivo per il quale sono ora temute a un tempo guerre coloniali, nazionali ed etniche; di che ha ella trionfato? Canterò il vanto della scienza nuova? Ma se ella, con altri suoi mirabili e benefici ritrovati, ha pur fabbricato i battelli aerei, per cui deve piovere la distruzione dal cielo, e i battelli sottomarini, per cui dal fondo del mare la distruzione ha da erompere, di che, di che mai ella può vantarsi?
I.
No! no! il poeta aggiunge: io non potrei cantare con vera, profonda, sopraumana ispirazione, se non la bontà, se non l'integrazione del genere umano, se non l'ammansamento vero e perpetuo dei miei fratelli semiferi. E voi non siete meno fiere, o miei fratelli, perchè, con l'aiuto della Scienza, prolunghiate con l'acciaio del pugnale o della spada la portata delle vostre unghie, o aumentiate e allarghiate, col fragore funereo della bomba o del siluro, la potenza del vostro ruggito. E non siete meno fiere, o miei fratelli, se, col pur soave suggerimento della fede, rendete vana la scoperta che da fiere vi fece uomini: la lugubre ma benefica scoperta... che siete mortali.
Perchè fu quella, per usare una parola cara a uno degli ultimi e più soavi poeti della fede, fu quella la vostra ascensione; un'ascensione che, com'è il fatto di tali parole, non sapremmo dire se fu per il su o per il giù; vi trovaste sopra i bruti per il pensiero, e sotto, per la felicità. Oh! e voi aspiraste a discendere; e sempre, a quando a quando, avete richiamato a terra il vostro pensiero fuggitivo, come sciame d'api dall'arnia, col suon dei cembali e de' timpani de' vostri baccanali. Oh! voi voleste dimenticare la infelice scoperta; e sempre, ad ora ad ora, vi stordite e dimenticate; e così vi rifate simili ai bruti e, nell'oblio della morte, date la morte. Ogni volta che scendete dall'inamabile altezza, alla quale eravate ascesi, voi vi trovate nelle dita i vecchi artigli e nelle mandibole le vecchie zanne e nel cuore la vecchia ferocia di cannibali. Come il gigante della favola, nel toccar terra cadendo, riprendete la vostra forza pugnace; e non vi ricordate se non di essere bruti, e credete di non essere nati, come essi, se non a combattere.
E ora, ora che si poteva credere che aveste messe le ali a dirittura, ora che si poteva sperare che le cadute dall'alto e i ritorni al bruto avessero a essere sempre più rari e singolari, ora... eccovi là tutti per terra, quanti uomini, quante classi, quanti popoli, quante razze siete, eccovi là per terra, rotolare, ansimare, bramire nello spasimo dell'odio! Questa è l'antica ascensione!