Dice una voce che ha la soave persuasione della voce materna: «Sii fedele, e ama ciò che io amo» o (e la voce è allora tenera e profonda) «ciò che amai! Sii forte, e professa alla luce del sole la tua religione, che altri beffeggia, deridendo la speranza che tu hai, di rivedere i tuoi morti! Sii generoso, e sta coi vinti!»
E dice un'altra voce, che ha il furore della tempesta: «Sii giusto, e pensa a quelli che soffrono! Guarda che raspano la terra, che scavano sotterra, che picchiano sul ferro e sul fuoco, che non hanno mai riposo e hanno sempre fame! Guardali legati dalla catena, non sempre invisibile, della necessità sociale, alla gleba, all'incudine, alla gogna, al ceppo! guarda quant'è il sudore della lor fronte, e come piccolo è il pane che bagnano con esso! guarda come iniquamente da loro si esige che sian buoni, quand'essi, soffrendo, non possono veder se non cattivo intorno a loro! guarda come stolidamente si lascia che non sappiano nulla e si pretende poi che sappiano appunto questo, che essi devono rispettare la società che li trascura o li rinnega! guarda come assurdamente non si fa nulla per toglierli dal fango o si fa qualche cosa per gettarveli e per tenerveli, e si pretende che siano puliti!»
E la voce continua col soffio dell'uragano: «Sta coi deboli e con gli oppressi! unisciti a quelli che si uniscono! Senti il grande scalpitìo sordo dell'universale esercito degli scalzi? Sii generoso e va coi tuoi fratelli infelici!»
E dice un'altra voce, che è annunziata da squilli di tromba arrochiti dalla lontananza: «Sii grato, o giovinetto! Ricordati, appunto, che giorno è questo. Se tu puoi deliberare ora che cosa tu voglia essere, e se tu potrai, per la tua parte, far le leggi cui ubbidire, e scegliere gli uomini che ti governino, fu per noi! Noi abbiamo combattuto per te, per voi, nostri figli e figli dei nostri figli; e ora che non avete più bisogno di noi, ci rinnegate? Ed è poi vero che non avete più bisogno, non di noi morti, ma del nostro ideale vivo? Voi credete chiusa la nostra missione storica, e impazienti, in così pochi anni, d'essere un popolo unito e singolo, aspirate a fondervi nella grande umanità... Ma se non formate nemmeno tutto e intero quel popolo! E poichè la terra patria non basta più ai suoi abitatori, e ogni popolo si spande dove, nel mondo, c'è posto per lui, e specialmente a voi non basta la terra, e specialmente voi vi spandete dovunque sia lavoro e martòro; vedete: gli altri popoli, che sono tutt'altro che stanchi d'essere uniti e singoli; anche dove le braccia che lavorano son nostre e nostra è la lingua nella quale là si geme e si piange, là piantano la loro bandiera e intimano le loro leggi e impongono la loro lingua... E la nostra missione storica è finita?»
E la voce s'appressa, e gli squilli chiareggiano, e passano ondate di guerrieri, ora nere, ora vermiglie: il flutto alivolo dei bersaglieri, la striscia di sangue dei garibaldini.
«Quel che volete, o figli e figli de' figli! Ma è un grande ideale, quello per cui si muore! quello per cui si è innocenti quando s'uccide e si è contenti quando si è uccisi! E ora quell'ideale è morto? Non c'è più la guerra? Fosse!... Ma che fa laggiù Dewet?... Se uccide, è innocente; s'è ucciso, è felice, e sì, quando sarà ucciso e gli scaveranno la fossa, l'impero britannico sarà più grande che mai e si estenderà, oltre che nell'Europa, Asia, America e Australia, anche in Africa, perfettamente da Alessandria al Capo; ebbene quella fossa sarà più grande di quell'impero!»
E la voce si fa sempre più vicina e gli squilli raddoppiano, e si sente lo scalpitare dei cavalli, e suona la fanfara di Filiberto, e passa Vittorio Emanuele. «Fioeui, qualcosa ho fatto anch'io, credo! Re ho sfidato tutte le Corti di Europa, cominciando dai miei parenti. E infine, scendendo stivalato da cavallo, mi sono andato a mettere a sedere, imperturbabile, là, dove nessuno voleva che andassi, nella Roma dei Cesari e dei Papi. E ci sono restato! Fioeui, vi raccomando mio figlio, buono e forte!...»
Dov'è suo figlio?
E passa una raffica ardente che travolge tutto in un anelito infinito d'amore e di gloria; passa la bandiera tricolore d'Italia che ci rapisce in alto, tra mille grida — Alpi! Mare! Goito! San Martino! Varese! Calatafimi! Custoza e Lissa... e chi sa? Mentana e Porta Pia! Fratelli Bandiera! Pisacane! Mazzini! Cavour!... — E noi vediamo due cavalieri giganti, uno fosco come il destino, l'altro rosso come la vita e il sangue, che di là della vita e del destino, tornano a incontrarsi e a stringersi la mano nel cielo della patria.