Querele che erano poi sopraffatte dal fragore delle battaglie e dai gemiti dei feriti; e che, fluita la guerra, risorgevano più maligne che mai a preparare la guerra che di regola nasceva dalla guerra e che si chiamava la rivincita.
Già da tempo il contadino non salutava più il proprietario: la cosa era sembrata bella agli apostoli scacciati.
Già da tempo gli operai delle officine passavano col berretto in capo avanti l'industriale: la cosa era sembrata magnifica ai maestri ripudiati.
Eppure si era sempre dagli apostoli e maestri e poi dai discepoli predicato, che non gli uomini erano in colpa; sì il sistema. A che dunque l'odio?
Eppure! eppure! Qualche vecchio contadino si ricordava che aveva amato i figli del padrone che ruzzavano coi suoi! qualche vecchio operaio si ricordava d'aver tenuto in collo quel grande industriale, quand'era piccino!
I vecchi tentennavano il grigio capo.
«Non sarebbe meglio accomodarsi?» brontolavano.
«No» replicavano irosi i giovani «no e no: essi ci derubavano, perchè noi siamo le braccia che fanno la ricchezza, e la ricchezza se la prendevano e prendono loro».
«Ma» rispondeva timidamente qualche vecchione che ricordava la favoletta di Menenio Agrippa «se noi siamo le braccia, siano essi lo stomaco o forse, almeno qualche volta, la testa, voi sapete che un corpo può vivere senza braccia, ma senza testa o anche senza stomaco, no».
«No: vedrete, o nonno, che non può vivere nemmeno senza braccia».