Chi mi dirà che questo è lontano e fantastico? Chi mai, al quale io non possa opporre che l'avvenire ch'egli prevede è anche più lontano e più fantastico?
Qual dato di scienza economica, per esempio; che, per esempio, la ricchezza tende ad accentrarsi e la proprietà individuale a sparire; è più certo della mia semplice intuizione che l'uomo, il quale ha già asili e ospedali in cambio d'altrettanti ergastoli di schiavi e di gladiatori, tende sempre a migliorare?
E dunque, mi si dirà, ce ne dobbiamo star con le mani in mano ad aspettare l'avvento di codesto regno della carità?
Tutt'altro! tutt'altro! tutt'altro! Solamente, bisogna fare, non dire! Noi dobbiamo adempierlo tutti, intorno a noi, il gran sogno dell'avvenire, nel modo che meglio possiamo. Molti fatti anche piccoli, costituiranno un gran fatto; molte parole, anche grandi, non possono formare che un grande discorso. E la durezza dei cuori si frange soltanto con l'esempio, quando si frange.
E sopratutto, io credo non s'abbia a parlare di lotta, se non di quella che ognuno ha da combattere con sè stesso. Il più e il meglio che possa fare un animoso combattente in pro' dell'ideale umano, è di ridurre sè stesso più che può simile a quello ch'egli afferma dover essere gli uomini futuri.
E in queste parole non è nessuna intenzione d'offesa per quelli che per tanta parte della mia vita chiamai i miei compagni, e chiamerei ancora così, se loro non dispiacesse: ho conosciuto, e conosco, tra loro tanti che non solo parlano, ma e fanno. O miei vecchi amici, medici dei poveri, avvocati gratuiti, maestri per carità, io non vi ho dimenticati e non vi disconosco! Ma voi non solo nascondete, col pudore del bene, la vostra opera caritatevole, ma la rinnegate a confronto della vostra predicazione! Voi disprezzate e condannate quella che chiamate la filantropia, volgendovi a questi, e la carità, volgendovi a quelli. Ebbene io credo, e questo ho voluto dire, che il fatto d'amore e di carità ha maggior importanza e consistenza, dirò così, scientifica, che le vostre teorie economiche e sociali. Tanto che qualunque uomo sia, qualunque sia la sua fede o il suo sistema, se fa il bene è più vostro compagno che il vostro compagno che il bene non lo faccia.
Tanto che io, o miei buoni eroici compagni della lontana giovinezza, io non vi ho abbandonati, se non credo a ciò a cui voi credete, all'efficacia della lotta di classe e ai prematuri disegni dell'avvenire, ma, se mai, vi ho rinnegati, perchè non obbedisco all'aspirazione a cui voi obbedite, e che è la pietà; ma, se mai, perchè non faccio quel che voi fate, non perchè non dico quel che voi dite; ma, se mai, per l'odio o il disprezzo che io abbia conservato e concepito per uomini più ricchi o più poveri, più potenti o più deboli, più sapienti o più ignoranti di me, buoni o cattivi, onesti o delinquenti, pure infelici e mortali come me e voi tutti: cui solo l'amore può rendere, dandoci figli, meno mortali; dandoci fratelli, meno infelici.
FINE
[ INDICE]
| Dedica | [pag. VII] |
| Prefazione | [IX] |
| Il Fanciullino | [1] |
| Il Sabato | [67] |
| La Ginestra | [105] |
| L'Èra nuova | [133] |
| Un poeta di lingua morta | [155] |
| Eco d'una notte mitica | [169] |
| La scuola classica | [187] |
| Una sagra | [193 bis] |
| L'Eroe italico | [233] |
| L'Avvento | [263] |