Il che non è ozioso. Dante avrebbe potuto porre questi due peccatori l’uno lungo l’altro, come i due tragici fratelli Alberti. Ma no. Quelli erano
sì stretti
che il pel del capo aveano insieme misto;
questi,
sì che l’un capo all’altro era cappello.
Dante ci ha messo in guardia, facendo risaltare la differenza in espressioni che hanno del simile tra loro: pel del capo misto, capo cappello.
Rispondo adunque: il conte Ugolino non è al suo posto nell’Antenora, poichè è nella buca destinata a un altro, a un solo che già c’è. L’aver egli il capo tutto fuori della ghiaccia, sì che con esso sopravanza quello dell’altro, fa comprendere ch’egli dovrebbe essere nella Caina, dove i rei sporgono col capo, sì che con esse possono cozzare insieme come becchi. E ciò è confermato da un’altra osservazione. I dannati della ghiaccia, nella loro qualità di superbi e perciò supremamente vaghi, in vita, di fama, sono in morte descritti dal Poeta come fieramente avversi ad essa. Così Dante dice a Bocca:
Vivo son io, e caro esser ti puote,
fu mia risposta, se domandi fama,
ch’io metta il nome tuo tra l’altre note.