poichè non quella è vera morte per cui non si perde l’eterno amore, anzi si ha inspirazione a riacquistarlo; non Buonconte, poichè potè finire la parola nel nome di Maria; non la Pia cui non disfece Maremma sì da dannare la sua anima soave. La Pia non accusa

colui che inanellata pria,

disposando, l‛avea con la sua gemma,

come non accusa Piccarda gli uomini a mal più ch’a ben usi che la rapirono dal convento, poichè vana riuscì la loro opera o quasi vana, ed ella canta lassù Ave Maria; ma un’altra accusa bensì e si duole e impreca, Francesca, sebbene rea:

Amor, che al cor gentil ratto s’apprende,

prese costui della bella persona

che mi fu tolta, e il modo ancor m’offende,...

Amor condusse noi ad una morte:

Caina attende chi vita ci spense.

Perchè impreca, o mal predice, Francesca? Perchè la vita che le fu spenta non è solo quella temporale, ma la eterna; perchè la bella persona le fu tolta in un modo che ancor l’offende, cioè, le è di danno per sempre, perchè non lasciò luogo al pentimento. Sì che offense chiama Dante quelle anime rimaste vittime dell’amore, d’un punto solo. Ora non dice Ugolino ciò appunto che Francesca? Ugolino e Francesca piangono nel raccontare, come chi faccia larga parte ad altri della colpa che pur non disconoscono.