Non è questo un biasimo al suo non conoscer le cose “se non semplicemente di fuori„? E la sua risposta, che conferma i rimproveri di Beatrice che pur s'assommano in quel seguir imagini false di bene, e che assomma tutte le sue colpe, la sua risposta
le presenti cose
col falso lor piacer volser miei passi,[49]
non è un confessare di aver avuti chiusi gli occhi della ragione e non aver conosciute le cose se non di fuori? Ed egli stava
quali i fanciulli vergognando muti,
con gli occhi a terra;[50]
mostrando così d'essere stato non più che un pargolo, quando Beatrice gl'intima: Alza la barba! E tutta la vergogna, che domina nel ripentire di Dante, che gli grava la fronte,[51] e che Beatrice eccita in lui ancor più, e che all'ultimo lo rende muto, e gli fa tener fermi a terra gli occhi, la vergogna, che nelle donne e nei giovani “è buona e laudabile„ e “non è laudabile nè sta bene ne' vecchi„,[52] non mostra ella che si tratta d'una puerizia d'animo, se non d'età?
E questa puerizia d'uomo che era nel mezzo del cammin della vita, non è, tutt'insieme, non ostante l'acerbo rimbrotto di Beatrice e la vergogna di Dante, così strana e imperdonabile in lui. Perchè, giova ripetere, se non allora quando si stava muto vergognando avanti Beatrice, almeno quando aveva volti i passi verso imagini false di bene, era adolescente, o almeno per tale era riconosciuto e si riconosceva. In vero il suo soverchio dilettarsi della vista della donna gentile, che avvenne più d'un anno dopo la morte della gentilissima, quando, cioè, Dante era da più d'un anno uscito di adolescenza, egli vuole che sia inteso come inganno d'adolescente; chè dice nel Convivio che “in quella„ cioè nella Vita Nuova “dinanzi all'entrata di sua gioventute„ parlò; e “altro si conviene e dire e operare a un'etade, che ad altra„.[53] Nel fatto, è assai probabile che Dante volendo i suoi sentimenti e i suoi pensamenti collocare nell'ordine generale delle cose, pareggiasse, come ho detto sopra, i fatti e gli anni per fare della sua cronaca la storia dell'uomo. Così in lui Beatrice rimprovera, per quel che riguarda lo smarrimento nella selva, l'adolescente che non discerne anche quando dovrebbe discernere e quando tuttavia per solito si vede che non discerne. Ma se il fatto è solito e non mirabile, è pur sempre degno di riprensione e di vergogna; e Dante col primo verso del poema sacro esprime la sua confusione, e pare si vergogni che esso, in particolare, aspettasse troppo più tempo che non si soglia:
nel mezzo del cammin di nostra vita!
Bene: questo manco di discrezione, o, come si dice ora, discernimento, che è? Dice Dante:[54] “Lo più bello ramo che dalla radice razionale consurga si è la discrezione. Chè, siccome dice Tommaso sopra al prologo dell'Etica, conoscere l'ordine d'una cosa ad altra, è proprio atto di ragione; e questa è discrezione„. Chi questo ordine non conosce, è come pargolo; chè essi “non conoscono le cose se non semplicemente di fuori, e la loro bontade, la quale a debito fine è ordinata, non veggiono„.[55] Chi manca di discrezione, vive, a guisa di pargoli, “secondo senso e non secondo ragione„, vive come se avesse la sola potenza sensitiva dell'anima. Nell'adolescenza, così è: quel bello ramo non è ancora sorto o almeno non è ancora fiorito. Dante esprime questo pensiero qua e là: due luoghi già riportai, e in tutti e due si ricorre all'imagine del traviare. Leggiamo:
Se il mondo presente disvia,
in voi è la cagione.
. . . . . . . . . . .
Esce di mano a lui, che la vagheggia
prima che sia, a guisa di fanciulla
che piangendo e ridendo pargoleggia,