Era dunque figlio di donna anch'esso; e questo riconoscimento è col ricordo della sua sventura, alla quale partecipò chi non doveva. E Virgilio conclude:

Ma vassi per veder le vostre pene.

E questa è l'esultanza nel suo infortunio. Or bene a questa parvipensio accenna Pier della Vigna:[824]

L'animo mio, per disdegnoso gusto,
credendo col morir fuggir disdegno,
ingiusto fece me contro me giusto.

Ricordandoci che l'ira riflette il bene della giustizia; che l'ira appetisce il male altrui sub ratione di giusta vendetta, che l'ira è per rispetto a quelli rispetto ai quali è la giustizia e l'ingiustizia;[825] noi troveremo che in quel terzetto è con perfetta evidenza delineato il concetto di ira. I dissipatori, abbiamo veduto come anche Seneca faccia rei d'ira. La qual ira Dante significa col contrappasso. Chè essi sono dilacerati a brano a brano dalle cagne che sono un'altra forma delle arpie, al modo stesso che quelli dilacerarono le cose loro.[826]

Ma nel terzo girone sono i violenti o bestiali contro Dio. Rei d'ira anche questi? Sì: e solo con intendere la violenza o bestialità per ira, si vede un nesso tra i peccatori del terzo e quelli degli altri due gironi. Invero diciamoli senz'altro violenti contro Dio, tali, con l'esempio di Capaneo, che volessero fare forza a Giove. In che Capaneo differisce dai giganti legati? Non si direbbe anzi che violenti fossero più presto coloro che menarono le braccia facendo “paura ai dei„?[827] Quando noi invece consideriamo che l'uno era dominato dall'ira, da quel peccato semiferino, e che gli altri, no, mettevano, contro gli dei, con la possa e il mal volere anche l'argomento della mente, e così o fabbricavano una torre o ingegnavano una battaglia coi suoi accorgimenti oltre che co' suoi èmpiti e assalti; allora comprendiamo. Capaneo è peccator d'ira, e l'ira gli resta a sua pena. Già abbiamo veduto che Seneca parla d'un'ira “veemente e sprezzatrice di dei e d'uomini„.[828] Egli riferisce il fatto d'un Capaneo vero, fatto che mi pare impossibile non fosse conosciuto dal nostro. “Gaio Cesare... adirato col cielo, perchè i tuoni disturbavano i pantomimi... e perchè la sua festa era atterrita da fulmini (invero poco ben diretti!), sfidò a battaglia Giove, e senza quartiere, pronuziando quel verso Omerico: O tu me o io te. Quanta demenza! Egli credè o che nemmeno Giove poteva nuocere a lui o che esso persino a Giove poteva nuocere!„.[829] E codesta di Caligola è ira. Ira, per altro, che sembrerebbe avere un che di grande. Ma no, dice l'autore: non è grandezza quella, è gonfiezza. “Tutti quelli cui l'animo malvagio e truce solleva sui pensieri proprii dell'uomo, credono di spirare un che d'alto e di subblime: del resto non c'è nulla di saldo sotto, ed è inchino a rovinare ciò che crebbe senza fondamento. L'ira non ha dove fondarsi... È ventosa e vana...„[830] E aggiunge, come ho già riferito: “C'è una grande differenza tra un animo sublime e uno superbo„. È chiaro come Virgilio possa chiamar “superbia„ quella di Capaneo, anche a non ammettere che Dante usi oltre le mura di Dite questa parola a indicare l'aversio da Dio che è in tutti e tre i cerchietti e non è nei cerchi dell'incontinenza, che men Dio offende; salvo che già un poco si mostra nello Stige, dove è la preparazione alla malizia o ingiustizia; l'aversio da Dio o il peccato generale che si scinde in tre e poi si spicciola in molti.

S'intende, dunque, meglio che quella di Capaneo sia ira (ira superba se si vuole) di quello che sia violenza, se il suo peccato ha da assomigliare a quelli degli altri due gironi. La cosa è più chiara se ragioniamo anche degli altri peccatori contro le cose di Dio, natura ed arte. Come violenti, al mo' di Capaneo, oltre i sodomiti, gli usurieri? Bestiali sono i sodomiti (Dante lo imparava dal filosofo), come i sanguinari: ma perchè bestiali anche gli usurieri? Violenti siano questi ultimi perchè forzarono il danaro a fruttare senza lavoro: violenti forse anche gli altri, perchè forzarono la natura a dare quel che non può e non deve? No: la malizia del loro abito o atto è nel proposito d'impedire la generazione; e non di averla, stolidamente, per altre vie; ma sia. E allora di costoro, usurieri e sodomiti, la forza in che assomiglia a quella dei predoni e dei tiranni? Non si trova, mi pare, un sostrato uguale a tutte queste diverse reità; se non si dice che ira è il peccato di tutti, tiranni, suicidi, sodomiti, usurieri.

Dante dichiara la propria ragione di Caorsa, facendo dire a Virgilio:[831]

Da queste due,

cioè dalla natura accomodata da Dio alle necessità umane, e dall'arte degli uomini stessi,