che per gelo
avea di vetro e non d'acqua sembiante.
I peccatori... Ma prima s'oda questa esclamazione:[858]
O superbi cristian miseri lassi,
che della vista della mente infermi,
fidanza avete ne' ritrosi passi;
ossia nell'aversio da Dio, nel “mal sentiero„, nella “via torta„;
non v'accorgete voi che noi siam vermi
nati a formar l'angelica farfalla?
. . . . . . . . . . . .
di che l'animo vostro in alto galla?
E quest'altra:[859]
O sopra tutte mal creata plebe,
che stai nel loco, onde parlare è duro,
me' foste state qui pecore e zebe!
Noi siamo vermi, dice il Poeta a proposito della superbia, nel purgatorio; spregevoli, bassi, nulli nella vita presente. Non c'è da insuperbire di tal condizione. Ma questi vermi si mutano in farfalle che volano a Dio, dopo la morte. Vogliam restare vermi in eterno? E, a proposito del tradimento, se avesse adoperata la stessa comparazion del verme, avrebbe detto: O vermi (invero Lucifero è il vermo reo), che voleste rimaner vermi! Meglio davvero che foste stati vermi e non uomini! E i superbi cristiani e la plebe sopra tutte mal creata sono puniti in modo analogo. Quelli[860]
la grave condizione
di lor tormento a terra li rannicchia,