E ciò è tanto esatto, in quanto il piede di Dante non calca veramente una testa se non nell'Antenora in cui cominciano a essere i peccatori diretti contro Dio; mentre nella Caina il peccato non è contro il principio generale ma contro il principio particolare dell'essere. E tuttavia nella Caina c'è la minaccia, il rischio, il timore di quel santo calcio.

Nella terza circuizione la presenza morale di Giuda è ancor più evidente. Quelli che tradirono a mensa, hanno subito dopo il tradimento il corpo invaso da un diavolo; a somiglianza di Giuda nel quale, dopo che Gesù gli porse il pane intinto, entrò Satana.[867] Sono dunque più che mai apostati e perciò superbi questi peccatori. Ma Dante non si è contentato di darcene questi chiari indizi, e ce ne ha offerto un altro chiarissimo. Chè, interpretando forse a modo suo questo entrar di Satana, egli fa che nel tempo stesso l'anima del peccatore rovini nella cisterna dell'abisso, come Lucifero stesso dopo il suo peccato di superbia.[868] “Egli non fece nulla, non operò nulla, solamente pensò la superbia; e in un momento, in un batter d'occhio, fu irreparabilmente precipitato„. Nella cisterna rovina il peccatore di Dante; nel lago il Lucifero di Isaia. Superbi tutti e due.[869]

Nella ghiaccia Lucifero e i giganti da una parte, e dall'altra Giuda affermano il concetto di aversione, di apostasia, di superbia. In Malebolge la sozza immagine di frode riassume il concetto d'invidia. Anche i dieci passi che fanno Virgilio e Dante verso la bestia malvagia, mostrano ch'ella comprende le dieci bolgie e i dieci peccati, cominciando, per un rispetto, dai seduttori, e, per un altro, dagli ipocriti. Invero Gerione è il serpente, in cui si mutò il diavolo per tentar Eva: onde il serpente fu poi maledetto da Dio[870] “Sopra il tuo petto camminerai, e mangerai terra tutti i giorni della tua vita„. Non è opportuno qui ricordar quella che fu dipartita dall'invidia? la lupa che ciba terra, come non il veltro?[871] Non è opportuno richiamare l'occhio dell'invido “che pure a terra mira„?[872] Questo serpente dalla faccia di uom giusto commise tutti dieci i peccati di Malebolge, essendo l'invidia. È quei dieci peccati ed è l'invidia. E facile sarebbe trovarli tutti e dieci, in quella tentazione; ma si rischierebbe di prestare a Dante: noi poverelli al signor dell'altissimo canto. Appaghiamoci di ciò che è manifesto della intenzione sua. Egli cominciando la visita e l'esposizione dei peccati dalla bolgia dei seduttori e da quella dei lusingatori, dimostra che ha in mente il serpe che andò alla donna e la lusingò e sedusse. Facendo, delle dieci, principale la sesta bolgia, dimostra che ricorda il diavolo che mentisce e copre il suo malvolere e fa vedere la faccia d'uom giusto; il diavolo di cui l'ipocrisia fu il primo strumento.[873] Con la trasformazione dei ladri in serpenti, dimostra d'aver di mira quel primo ladrone che si mutò in serpente, e rubò per mano d'Eva il pomo. Rubò: così Dante s'esprime:[874]

la pianta
ch'è or due volte dirubata quivi.

Qualunque ruba quella o quella schianta
con bestemmia di fatto offende Dio...

Per la prima volta la pianta fu derubata da Adamo, ossia dal diavolo che lo consigliò. E quando il Poeta nascose nel fuoco i consiglieri del male, ricordò certo il primo consigliere del male, che vive nella Geenna. E del resto questo medesimo adulterò le cose di Dio, fece del no ita, rese Dio e l'uomo in sè rubelli, falsificò sè in altrui forma; e sopra tutto fu falso profeta e malo indovino, quando disse: “Non morrete, no: sarete come Iddii, sapendo il bene e il male„; e ciò quando la sua invidia[875] portava nel mondo la morte, e quando faceva cadere l'uomo in quello stato di servaggio e di oscurità, per cui non doveva discernere più il bene dal male, fin che non venne il Redentore.

Ora come Lucifero è simbolo della superbia, anzi è la superbia stessa, peccato generale e speciale, apostasia in genere e in ispecie; così Gerione è simbolo della invidia e comprende tutte le dieci manifestazioni di frode, che sono in Malebolge; di frode che si potrà così ragionevolmente chiamare invidia, come invidia è essa imagine di frode. Ma come nella Ghiaccia è un peccatore umano, Giuda, oltre che un peccatore diabolico, Lucifero, a esprimere il medesimo pensiero di apostasia generale e speciale, ossia di superbia; abbiamo anche in Malebolge un peccatore, istessamente umano e istessamente espressivo? Pare: Caifas, il crocifisso in terra. Già, è crocifisso, e così bene esprime l'invidia che mira a terra, e viene ad assomigliarsi al Perverso costretto da tutti i pesi del mondo. Ed è poi in così vil condizione, perchè[876]

consigliò i Farisei che convenia
porre un uom per lo popolo ai martiri.

Per quanto pravo consigliere, non è tra i pravi consiglieri, ma tra quelli che sotto l'aspetto di santità mascherano la loro invidia. Chè invidia era. Lo dice la parola: un uomo. L'invidia del primo superbo fu cagione di tutti i mali al genere umano. La superbia sua fu contro Dio, l'invidia contro gli uomini. E così l'invidia è verso i pari, come la superbia verso i superiori. Il che dichiara Dante, dicendo, che il superbo spera eccellenza e l'invido teme che altri sormonti; l'uno vuol primeggiare, l'altro non vuole che altri primeggi:[877] l'uno vuol salire sugli altri, l'altro vuole agli altri detrarre. Ora Caifas sarebbe reo come Giuda se non fosse che per Giuda l'uomo era Dio, e per Caifas il Dio era uomo. Solo per questo egli fu invido; come l'altro fu superbo.