non credo che splendesse tanto lume
sotto le ciglia a Venere...?
Altro che lippis oculis è codesta Lia! O come? Così. La vita attiva sta diventando contemplativa; è già disposta alla contemplazione. Dante ha, con l'esercizio delle virtù morali, acquistata, attraverso il fuoco dell'ultimo peccato, la mondizia della vista. È disposto a vedere. Non è così? È così. Perciò Lia si piace allo specchio e perciò Matelda ha gli occhi luminosi. È Dante, se s'interpreta il simbolo, è Dante medesimo in loro, che ha stenebrato gli occhi infermi, e già è per contemplare.
Ciò dopo di aver finito di purgare le sette macchie veniali che lasciano i sette peccati mortali... Sette? Ma sì. Debbo ancora ripetere che le tre disposizioni si spicciolano in sette peccati, di quei della palude pingue, che porta il vento, che batte la pioggia e che s'incontrano con acerbi rimbrotti; che fanno quattro; più le tre malizie; che fanno tre; e sette dunque in tutto? E che questi sette peccati sono i sette peccati mortali? Debbo ancora ripeterlo?
Ma sono più di sette.
E debbo ancora ripetere che i sepolti nel cimitero non contano nel novero degli abitanti d'una città? che quelli del vestibolo, quelli cioè che sono di là del fiume, sono fuori dell'inferno, che comincia (è chiaro) col principio, cioè col primo cinghio? che quelli del limbo dopo il gran dì, non ci saranno più, e risusciteranno, come quelli del cimitero saranno sepolti? che la “sospensione„ la quale è sì nel limbo e sì nel cimitero, cesserà, come Dante, secondo una virtù indubitabile del suo stile, dice per gli uni volendo intendere anche degli altri, cesserà nel “gran dì„? che la mezza sepoltura e tenebra degli uni diventerà intera, come la mezza luce (perchè hanno un fuoco tra le tenebre) e la mezza, innocenza (poichè hanno le quattro ma non le tre virtù) diventerà intera negli altri?
Sette, dunque. E i sette peccati capitali e mortali.
Rimane qualche dubbio?
II.
La Comedia di Dante ha questo argomento, quale è esposto nel prologo di tutto il Poema Sacro. Tre bestie, e specialmente l'ultima, impediscono a Dante il corto andare del bel monte; cioè la vita attiva. Virgilio, mosso da Beatrice che è pregata da Lucia che è mandata da una Donna Gentile, propone a lui un “altro viaggio„, che è, prima, dell'attività dispositiva alla contemplazione, e poi della contemplazione, se la volontà purificata dall'ultimo fuoco sarà da sè disposta.[1058] È dunque il dramma della vita attiva e contemplativa. Le quali sono dai mistici raffigurate in modo diverso. Nel Convivio Dante prende, a raffigurarle, le due persone evangeliche di Marta e Maria; nella Comedia, quelle bibliche di Rachele e Lia. In vero dopo la purificazione nel fuoco, egli vede Lia che si guarda allo specchio, e Matelda che ha gli occhi, non più deboli, ma luminosi. Beatrice, d'occhi incomparabilmente vivi, poichè con la vista di essi ella lo alzerà di spera in spera, Beatrice siede con l'antica Rachele.[1059] Ebbene ecco una esposizione delle vicende di Lia e Rachele intese misticamente.[1060] Le due mogli libere di Giacobbe significano il nuovo testamento dal quale siamo stati chiamati in libertà.[1061] Nè sono due a caso. “Sono due, perchè due vite a noi sono dimostrate nel corpo del Cristo, una temporale del lavoro; l'altra eterna, della contemplazione. L'una il Signore rappresentò con la passione, l'altra con la risurrezione.[1062] I nomi stessi di quelle donne ce ne fanno fede. Lia vuol dire laborans, Rachele visum principium, ossia il Verbo dal quale si vede il principio. L'azione della vita umana e mortale, nella quale viviamo ex fide, facendo molte laboriose opere incerti come siano per riuscire a prò di coloro cui vogliamo provvedere, è Lia prima moglie di Giacobbe; e perciò si narra che fosse d'occhi infermi, chè i pensieri dei mortali sono timidi e incerte le loro provvidenze.[1063] La speranza invece dell'eterna contemplazione di Dio, speranza che ha certa e dilettevole intelligenza di verità, è Rachele: ond'ella è ancor detta di buon viso e di bella figura. Ogni piamente studioso ama costei, e per lei serve alla Grazia di Dio, dalla quale i nostri peccati, anche se fossero come il fenicio, sono fatti bianchi come neve. Chè, Laban, cui Giacobbe servì per amor di Rachele, s'interpreta Dealbatio„.[1064]