vede una donna, che riceve onore,
e luce sì, che per lo suo splendore
lo peregrino spirito la mira.
E lo spirito tornando parla sottile, e Dante non lo intende; pur intende che parla di Beatrice. Appresso questo sonetto gli apparve la mirabile visione. Egli dice: “una mirabile visione, ne la quale io vidi cose, che mi fecero proporre di non dire più di questa benedetta, infino a tanto che io potessi più degnamente trattare di lei. E di venire a ciò io studio quanto posso, sì com'ella sa veracemente. Sì che, se piacere sarà di colui, a cui tutte le cose vivono, che la mia vita duri per alquanti anni, io spero di dire di lei quello che mai non fu detto d'alcuna„. Orbene ciò che Dante vide in visione dopo la morte di Beatrice, è presso a poco, non si può dubitare, ciò che racconta d'aver veduto di lei nel suo Poema. In vetta al santo monte egli la vide, non invero dell'età di nove anni, cioè “in simile etade ne la quale egli primieramente sì la vide„; ma pure la vide
vestita di color di fiamma viva.
È il colore di cui era vestita nella prima sua apparizione in vita e nella prima sua apparizione in morte. Solo l'“umile ed onesto sanguigno„ fiammeggia. E Dante, nella Vita Nuova, tornò a Beatrice come Beatrice era tornata a lui; tornò a lei fanciullo, come fanciulla era essa tornata a lui. Egli si ricordava “di lei secondo l'ordine del tempo passato„, e si pentiva del suo vil desiderio e piangeva come se i suoi occhi fossero “due cose che desiderassero pur di piangere„. Così sul santo monte sospira e piange e sta avanti lei,[1171]
quali i fanciulli vergognando muti
con gli occhi a terra, stannosi ascoltando,
e sè riconoscendo e ripentuti.
Le stesse lagrime, lo stesso ripentire: e ripentire e lagrimare per non più che desideri del cuore, per non altro che incostanza di ragione. Dopo, Dante sale con Beatrice di spera in spera, finchè può contemplarla: come? dove? Nell'Empireo, nel suo seggio di gloria, pura luce; così, dunque, e dove egli dice, in quel sonetto, che la vide lo spirito suo peregrino. Or che poteva essere quella terza visione, che Dante non ci dice qual fu? È forza credere ch'ella fosse quella che narrò nel Poema Sacro, poichè la visione del pentimento e quella della gloria, le quali precedono la mirabile, sono i due poli della Comedia. Invero Beatrice, così nella Vita Nuova come nella Comedia, richiama a sè l'amatore, mentre egli vilmente desiderava contra la costanza della ragione; e in fine si lascia a lui vedere entro lo splendore della sua gloria di Beata Beatrice, nell'Empireo. Questi due elementi, la conversione cioè di Dante e la transfigurazione di Beatrice, formano la divina Comedia: come non sarebbero essi gli elementi di quella visione ultima e mirabile, per la quale Dante propose di non dir più di Beatrice se non quando potesse più degnamente trattarne? È almeno probabile.
Ed è certo, quando ci ricordiamo chi è e che cosa è Virgilio nel Poema. È lo “studio„. Virgilio che conduce Dante a Matelda, cioè all'arte, è l'incarnazione di queste parole: “Di venire a ciò (a trattare di lei più degnamente) io studio quanto posso„. Le altre parole “sì come ella sa veracemente„ sono tradotte nel secondo canto della Comedia. Virgilio dice a Dante d'essere stato mandato da Beatrice e di dover ricondurlo a lei: alla sapienza.
Ma in un'altra opera di Dante apparisce questo argomento: nel Convivio. In vero egli narra d'una sua tanta tristizia, che nessun conforto gli valeva. Allora provvide, per sanare, “ritornare al modo che alcuno sconsolato avea tenuto a consolarsi„. E così lesse il libro di Boezio e poi uno di Tullio, e s'addestrò così in Gramatica e trovò “vocaboli d'Autori e di Scienze e di libri„.[1172] Studiava. Per dirla al modo simbolico che usò nella Comedia, Virgilio era andato a lui che piangeva e s'attristava in tutti i suoi pensieri. Studiava dunque. Per qual fine? Per giungere a una perfetta beatitudine la quale consisteva nel guardare gli occhi e il riso d'una donna.[1173] Dunque Virgilio per dirla secondo l'allegoria del Convivio, conduceva Dante a Beatrice, a una beatrice.
Ma nel Convivio non c'è Virgilio. Lo studio o amore è uno degli elementi di cui si compone la “gloriosa donna„,[1174] la quale è così studio o amore della sapienza, cioè Virgilio, in uno, e Beatrice. Consolarsi della sparizion di Beatrice, rivedendola, dopo una sete di dieci anni, fatta luce e sapienza, e con lei sapienza amorosamente usare, è l'argomento della Comedia. Quello del Convivio? Amorosamente usar sapienza, cioè amar la Donna Gentile, per consolarsi della morte di Beatrice. L'argomento del Convivio è lo stesso dunque che quel del Poema, e si vede, che se non fosse stato interrotto, questo comento alle canzoni sarebbe stata una perfetta imbandigione di sapere,[1175] qual fu la Comedia in cui la parola di Dante aveva a lasciare “vital nutrimento„.[1176] L'argomento, lo stesso; le dottrine, uguali, eccetto che in menomi particolari; il fine, simile; il mezzo, identico: il volgare “da' letterati e da' non letterati inteso„.[1177]
È dunque il Convivio ciò che nell'ultima carta della Vita Nuova si promette. C'è solo un divario: il Convivio non è nella forma di visione.