E l'uomo... o non più l'uomo, ma Dante, Dante si configura al Cristo, e muore come lui, e si fa viatore, nel mistico mondo, per divenire comprenditore e dire agli altri ciò che avrà compreso. Studia e ama. Muore alla carne o al peccato; muore alle sette ferite mortali. Ora ha la virtù. Sana le sette cicatrici; coi sette doni dello Spirito si fa degno di sette beatitudini. Attraversa il fuoco, che monda il cuore e l'occhio, e si fa tutto puro. Di cieco è veggente, come di servo si è fatto libero. Ha obliato ogni resto del peccato. È giunto alla perfezione della vita attiva. Così può passare all'altra, alla quale è disposto dalla prima. Ha la sapienza e ha l'arte di rivelarla altrui. Può salire al cielo. All'ultimo la sapienza umana non basta più. Soltanto quella che vide gli abissi del mistero di Dio, può impetrargli la visione di Dio. E la sapienza umana è una frale donna di quaggiù, ch'egli amò e ama;[1186] e l'altra, la divina, è pure un'umile donna, la moglie d'un fabbro Nazareno. Con l'amor per la prima si ha la filosofia degli uomini; con l'amor per la seconda, . si ha quell'altra che in Dio è “per modo perfetto e vero, quasi per eterno matrimonio„.[1187]
Come il Cristo punì in sè i peccati del mondo, così Dante in sè uccide e cancella e oblia tutti i mali dell'anima umana. Come S. Paolo, che salì, come lui, vivente al cielo, egli ha appreso altissime verità, che Dante fa manifeste per la salute del genere umano nell'una e nell'altra via: in quella del mondo e in quella di Dio. Così Lia è la virtù “per la quale si provvede all'infermità e necessità„ degli uomini; e Rachele è la sapienza donde l'uomo “impara alcunchè di celeste e immutabile„.[1188] E Dante dallo studio fu reso abile all'uno e all'altro uffizio. Fu addotto da Virgilio a Matelda e a Beatrice. Inoltre, da Bernardo a Maria, da Maria a Dio.
E qui finisce il libro, la cui rubrica è Sotto il velame, e comincia l'altro da ciò a cui il primo apre più presto che conchiuda: La mirabile visione.
FINE
INDICE-SOMMARIO
[LA SELVA OSCURA] 1-48
I. Dante viene a dire d'essersi smarrito adolescente, non ostante che adolescente non fosse: il suo fu uno smarrirsi proprio dell'adolescenza; e anche il sonno è indizio d'essa, e le false imagini di bene sono le blande dilettazioni proprie d'essa. — II. Fu un traviamento scusabile con l'età e causato dalla semplicità del cuore (appetito), che s'ingannava; come si vede dall'esempio della Vita Nuova: ciò, non ostante la gravità dei rimproveri di Beatrice. — III. La terribilità delle espressioni Dantesche si spiega con raffronti del Convivio. — IV. L'oscurità della selva significa il manco di discrezione proprio dei fanciulli; e l'anima non riparava questo difetto con l'ubbidire. — V. Quel difetto è manco della virtù di prudenza, poichè incostanza fu quella di Dante. — VI. Si smarrì, non avendo la virtù che dirige; in una selva oscura, non avendo il lume; e amara come la morte, perchè il difetto di quel lume equivale al peccato d'origine; ed è perciò anche servitù; e perciò il limbo è una selva anch'esso; e v'è il sonno.[1189] — VII. Nella notte pietosa lo rimise in via la luna, che è la prudenza senza la quale non è libertà d'arbitrio, come si conferma dall'interpretazione di Par. 27, 124 segg. — VIII. Dante, dunque, traviò per il difetto di prudenza, e si ritrovò per il racquisto di quella; e così travia il genere umano, per il difetto di quella virtù che ha da essere dell'imperatore.[1190] Ma se nella selva non è alcuna virtù, non è nemmeno il vizio: è il peccato originale, non l'attuale.