[102.] Par. XXVII 142 segg.
[103.] Ricorda de Mon. III 4: «Dicono... che Dio fece due grandi luminari, il maggiore e il minore, perchè l'uno presiedesse al giorno e l'altro alla notte. Nel che ritenevano per allegoria indicati questi due poteri, spirituale e temporale». Nell'Ep. V 10 è ben definito quest'uffizio dell'imperatore con la stessa imagine della luna: «Non camminate, come e le genti camminano, nella vanità del senso e nell'oscurità delle tenebre... dove il raggio spirituale non basta, ivi ne rischiari la luce del minor luminare». Dante in quel capitolo del de Mon. non sembra accogliere di buon grado il paragone dell'autorità imperiale al luminare minus, e l'accoglie solo ammettendo che questo abbia luce in proprio. Il che significa in Purg. XVI 107, chiamando sole anche quel luminare che fa veder la strada del mondo.
[104.] Conv. IV 17. E vedi Summa, passim, per es. 1a 2ae 60, 1; 58, 3. La prudenza, qual condizione di qualsivoglia virtù, si chiama appunto discrezione.
[105.] Par. XIX 65 e seg. Ci torneremo su. Il da Buti: «Senza la grazia illuminante d'Iddio noi siamo ciechi, o per lo dimonio che ci accieca, o per la concupiscienzia della carne che n'offusca o per piacere del mondo che ci corrompe». C'è qualche cosa di vero, ma non tutto è vero. Vedremo meglio che la tenebra è l'effetto del peccato originale, e l'ombra e il veleno, del peccato attuale, nella sua grande divisione d'incontinenza e di malizia. Per veleno uguale a malizia, cfr. la coda di Gerione, simbolo d'una specie di malizia, che ha venenosa forca, e ricordisi questo verso Par. IV (65) in cui veleno è accostato, come sinonimo, a malizia:
Ha men velen, perocchè sua malizia.
[106.] Purg. XVII 95 e segg.
l'altro (amore) puote errar per malo obbietto
o per troppo o per poco di vigore.
Mentre ch'egli è ne' primi ben diretto e ne' secondi sè stesso misura, esser non può cagion di mal diletto. P/
[107.] Inf. VIII 125 seg.
[108.] Inf. III 29 e 75.