[198.] ib. I 114 segg.
[199.] ib. I 135.
[200.] Conv. IV 7.
[201.] Benvenuto infatti spiega: «perdettero l'intelletto, che è il più gran bene, e che distingue l'uomo dalle bestie...» Il bene dell'intelletto è il vero (Arist. Eth. 2, 6, citato in Summa 1a 94, 4). Adamo peccò rinnegandolo, misconoscendolo; peccò, non ostante che egli vedesse il vero: non fu ingannato. E così corruppe quel primo stato umano, in cui l'inganno non era possibile. Gli sciaurati quel primo stato, in cui il vero si vede, lo riebbero dal Cristo; ma il vero lo videro invano; lo trascurarono, lo gittarono, l'hanno perduto. Vedi quell'articolo della Summa sopra citato. Vedi anche nel Conv. II 14: la verità speculare... è ultima perfezione nostra, siccome dice il Filosofo nel sesto dell'Etica, quando dice che 'l vero è il bene dell'intelletto.
[202.] Inf. II 46 segg.
[203.] Conv. IV 26.
[204.] Inf. III 51.
[205.] Aur. Aug. passim: per es. In Iohann. ep. I, 2, 3; «I pargoli nella nave stessa di Cristo sono condotti etc.» ib. 4 «Egli stesso si fece via, e ciò per il mare: quindi camminò nel mare, per mostrare che c'è una via nel mare». Anche l'arca di Noè raffigura il battesimo. Ciò in De Cat. Rud. 32, e altrove.
[206.] Matth. XIV. Cfr. Marc. VI.
[207.] Inf. III 131 segg.