[1180.] Conv. I 3.
[1181.] Conv. II 9.
[1182.] Conv. Canzone «Voi che intendendo».
[1183.] Epist. VII.
[1184.] «Sulle orme del Veltro, Messina, 1897»: al qual libro, tutto acume e forza, rimando il lettore per ciò che si riferisce al Veltro.
[1185.] Purg. XX 13 segg.
[1186.] Mi pare verisimile che nel concepire le coppie Lia e Matelda, Beatrice e Rachele, Dante avesse nel pensiero l'essere, ognuna delle due mogli del Patriarca, con un'ancella; Rachele con Bala, l'inveterata, Lia con Zelfa, l'os hians. Io penso ai segni «veteris» flammae che Dante conosce all'apparir di Beatrice (Purg. XXX 48); io penso alla bocca di Matelda che si apre al canto. Vedasi a pag. 445. Ne riparleremo. Ad ogni modo, qual trasformazione, sì di Bala e sì di Zelfa! E non voglio intendere che Dante imaginasse Beatrice (tutt'altro!) su Bala e Matelda su Zelfa, ma che cogliesse qualche cenno, qualche nota di simiglianza
[1187.] Conv. III 12.
[1188.] Vedi a pag. 445.
[1189.] Si aggiunga che Dante dice d'essere stato cieco, allora. Purg. XXVI 58. Vedi a pag. 285 nota 1.