Il battesimo è raffigurato misticamente e nel camminare di Gesù sulle acque e nel passaggio del mar rosso e anche in altro.[205] Gesù[206] era solo sul monte, e la navicella era trabalzata dai flutti nel mezzo del mare. Che il vento era contrario. Or nella quarta vigilia della notte, venne ai discepoli camminando sopra il mare. E vedendolo camminare sul mare, si turbarono dicendo: È un fantasma. E per timore gridarono. E subito Gesù parlò a loro dicendo: Abbiate fiducia: son io: non temete. E rispondendo Pietro disse: Signore, se sei tu, comanda che io venga a te sulle acque. Ed egli disse: Vieni. E Pietro discendendo dalla navicella, camminava sull'acqua, per venire a Gesù. Ma vedendo il vento forte, temè, e cominciando ad affondare, gridò dicendo: Signore, fammi salvo! E incontanente Gesù stendendo la mano, lo prese e gli disse: O di piccola fede, perchè hai dubitato? Ed essendo montati sulla navicella, il vento cessò.

In questa narrazione, in cui, secondo gli interpreti, è adombrato il battesimo, c'è il vento forte e lo spavento. E nella narrazione di Dante c'è l'uno e l'altro:[207]

dello spavento
la mente di sudore ancor mi bagna,

La terra lagrimosa diede vento...

E c'è nel racconto di Matteo anche il buio, poichè era la quarta vigilia della notte, quando Gesù camminava sul mare; e c'è nel racconto di Dante il buio della campagna. E la notte era già cominciata da qualche tempo.[208] Ma più espressa menzione ha delle tenebre il vangelo di Giovanni.[209] “Salito sur una nave, vennero di là del mare a Capharnaum; e già erano venute le tenebre; e Gesù non era venuto a loro. E il mare, soffiando un gran vento, si gonfiava. Avendo, dunque, vogato per quasi venticinque o trenta stadi, vedono Gesù che camminava sopra il mare e si faceva presso la nave, e temerono„. E qui il racconto comincia con “l'aer bruno„, come quello di Dante. Forse dunque Dante volle che si pensasse a un suo camminare sulle acque. Altra volta egli passa[210] “un bel fiumicello... come terra dura„. Ma qui è caduto, ma qui è come morto, qui, anzi, muore.

Oh! se fosse lecito penetrare nella mente del poeta, in quella mente, e cercarvi le parole che non disse e le imagini che non espresse, e che egli portò con sè nell'eterno silenzio, come Michelangelo le statue che vide nelle rupi e non vi scoperse! Se fosse lecito! Una nuova schiera s'aduna già nella ripa, venendo dalla prima morte, per passare alla seconda. Il ramo mette a ogni battito di polso, nuove foglie. Le foglie secche, rifiuto della vita e della morte, mulinano nel vestibolo che ha aperta la porta, donde viene un fioco lume. La barca di Caron vanisce via per l'onda bruna. Ed ecco colui, che, al soffio del vento e al lampo vermiglio, è caduto, si rialza con gli occhi chiusi e, insieme all'ombra del poeta morto, scivola sull'ombra e passa. I dannati che aspettano la barca e gli altri che desiderano invano di passare, si volgono, battendo i denti e anelando tra la corsa, a lui, e dicono certo quello che i discepoli di Gesù: È un fantasma! E il fantasma si trova di là. È dritto levato. Riapre gli occhi, che trova riposati dal breve sonno che fu una morte; guarda. Nulla. Non discerne nulla. È sulla proda della valle d'abisso, donde sale un tuono infinito.

Ma forse noi dobbiamo ricorrere all'altra sacra narrazione; quella del Phase. Faraone,[211] che insegue il popolo ebreo, è in Phihahiroth contra Beelsephon. Gli ebrei hanno il Mar rosso davanti, e alle spalle i carri e i cavalieri d'Egitto. Grande è il loro timore. Nella notte l'angelo che li precedeva, si mette dietro loro e con lui è la colonna di nube; ed era “una nube tenebrosa e che illuminava la notte„. E Moisè stende la mano sul mare, e il Signore toglie via il mare, al soffio d'un vento forte e bruciante per tutta la notte (flante vento vehementi et urente tota nocte); e l'acqua si divide.

Qui è la buia campagna, vicino a una spiaggia. Soffia un vento che brucia. Non l'interpretò Dante come luce vermiglia cui balena il vento? Dunque l'Acheronte si divise per lui? Il fatto è che questa divisione delle acque è simbolo del battesimo, il simbolo di quella via, per la quale si va nella terra promessa, fuggendo dalla lunga schiavitù, giungendo alla patria abbandonata, al porto della salute, a Dio. Questo ebbe in mente il poeta?

E allora come traversò? Qual'è il più lieve legno che lo portò? Poichè Dante non ozia con le parole. Il nostro battesimo è nella morte del Cristo. Per questo si ha il segno della croce sull'acqua lustrale; e lo stendere,[212] che fa Moisè, la mano sopra il mare, cui Dio toglie via, è appunto figurazione della croce. E l'arca, per la quale il genere umano si salvò dalla sommersione nelle acque del diluvio, anche l'arca è imagine della croce. E la croce è detta il “legno„ o il “legno della croce„; e questo “legno„, dice e ripete S. Agostino, è la nave per passare il mare di questo secolo, e questa croce si deve abbracciare per non essere presi e inghiottiti dal gorgo di questo mondo. Udite, e basti per tanti altri, questo passo: “Tu eri buttato là lontano da quella patria. Dai flutti di questo secolo è interrotta la via, e non c'è per dove passare in patria, se non vi sei portato dal legno (nisi ligno porteris). Esso (Gesù) divenne via, e ciò per il mare; quindi camminò nel mare, per mostrare che vi era via nel mare. Ma tu, che non puoi come esso, camminar sul mare, làsciati portar per nave, portar dal legno: credi nel crocifisso e potrai arrivare„.[213]

Che il più lieve legno sia la croce? Caron poteva dire: più lieve burchio, più lieve nave, vasel più lieve: ma dice più generalmente, legno. E dice più lieve, come a dire, che galleggi anche qua, sull'onda morta; come l'arca sul diluvio. È la croce, il legno della croce: non si può dubitare.