Ritorno a Dante che dopo il passo della selva riposa un poco il corpo, mentre l'animo fugge ancora e più fugge che caccia[223] (fugge dalla selva e caccia verso il colle), ma tuttavia e caccia. La selva è come il vestibolo e quasi il limbo. È il peccato originale, sia in chi non è deterso, sia in chi è come non deterso.

Chè il battesimo infonde il lume o la prudenza affinchè l'animo veda ciò che è da fuggire e ciò che è da cacciare; ma talora la infonde invano, chè l'animo, per così dire, tien chiusi gli occhi e non guarda. Passata che Dante ha la selva, il suo animo fugge e caccia: vede. Ha riacquistata la prudenza. L'errante ha mortificato la morte dalla quale egli era tenuto nella selva. Egli si trova nelle condizioni stesse di quando poi avrà passato l'Acheronte. Passato l'Acheronte e traversando il limbo: chè il limbo lo visita essendo morto di quella morte, che là tiene sospirosi i parvoli innocenti e gli spiriti magni. Lo visita morto di quella morte; ma il limbo è pur una selva, che egli passa:[224]

passavam la selva tuttavia,
la selva, dico, di spiriti spessi.

Oh! per quelli spiriti era selva, per lui non più. Ed era sonno. Nel sonno non è libero arbitrio.[225] Ma il volere egli lo aveva riavuto libero da quell'iniziale e totale impedimento, da cui era rimasto inceppato nei non battezzati. La tenebra egli l'aveva scossa. Per il che misteriosamente vedrà anche dove è buio di inferno.

Egli è uscito dalla selva. E che vi ha scorto? Dice:[226]

per trattar del ben ch'i' vi trovai,
dirò dell'altre cose, ch'io v'ho scorte.

Dove parla di queste altre cose? Quali sono queste altre cose? Osservo che nella ripetizione, per così dire, della selva e della viltà e del passo e della tenebra e del lume, quale è poi nell'inferno, dove il passo dell'Acheronte è il passo della selva, assomigliata a un pelago e a una fiumana; in tale ripetizione, Dante continua a passar la selva anche dopo aver passato l'Acheronte. Dunque ciò che racconterà dopo il passo, è ancora di quelle “altre cose„ che ha scorte nella selva. Invero, per un esempio, dopo il passo della selva, egli posa un poco il corpo lasso. Dopo il passo dell'Acheronte egli muove intorno “l'occhio riposato„. O sia l'occhio o sia il corpo riposato, questo riposo, dell'occhio o del corpo, risponde a quello del corpo lasso. Risponde perfettamente, anche se si deve intendere, come intendo io, dell'occhio; chè nella selva, allegoricamente parlando, egli soffrì per un falso vedere, per un veder ciò che non era e non vedere ciò che era, per il difetto del lume che vien dal sereno e che, se di là non viene, è tenebra. Naturale è quindi ch'egli assommi nella stanchezza dell'occhio la sua morale stanchezza di tale cui mancasse la prudenza che mostra le sue vie al cuore. Dunque fu riposato dopo il passo della selva e dopo il passo dell'Acheronte. E dopo quest'ultimo, era ancora nella selva cioè nel limbo; e dunque ancor ciò che racconta dopo il passo della selva, è di quelle cose che vide nella selva.

Che cosa vide? Egli riprese[227]

via per la piaggia diserta
sì che il piè fermo sempre era il più basso.